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sparatoria a guidizzolo

Ha perso la testa per i guai nell’azienda

Udienza di convalida per gli spari. Prognosi di 30 giorni per il ferito, potrebbe saltare l’accusa di tentato omicidio

GUIDIZZOLO. Accecato dall’esasperazione. Una rabbia scatenata dalla scoperta che in poche ore la propria attività economica era stata bloccata finanziariamente. Ira e disperazione che hanno armato la mano di Massimo Capelli, il 42enne titolare e socio unico della lavanderia La Sirmionese, che martedì nello spazio di poche decine di minuti ha visto chiudersi le porte di tre istituti di credito e dei quattro principali clienti, bloccati dal pignoramento dei beni chiesto ed ottenuto da un suo ex dipendente, Massimo Ferlenga, di 38 anni di Desenzano. Capelli, armato di una colt si è recato sul nuovo posto di lavoro del suo ex collaboratore, e dopo un alterco ed averlo minacciato e percosso con il calcio della pistola, ha esploso colpi che hanno ferito Ferlenga ad una gamba. Dopo l’operazione al quale il 38enne stato sottoposto, l’uomo è stato giudicato guaribile in circa un mese.

Ieri il legale di Capelli, l’avvocato Antonio Invidia di Peschiera sul Garda, ha incontrato il suo assistito nel carcere di Canton Mombello, a Brescia, dove l’uomo è rinchiuso da martedì pomeriggio quando i militari di Sirmione lo hanno prelevato nella sua abitazione, dove era ritornato dopo il “raid punitivo” a Guidizzolo.

Si sarebbe parlato di diversi aspetti della vicenda con l’uomo fortemente provato per quanto accaduto. Un momento di esasperazione nel quale tutto il lavoro di una vita si è bloccato ed il mondo gli è crollato addosso. Il debito con Ferlenga sarebbe consistito in circa 20mila euro di Tfr pregresso. Ma l’ex dipendente avrebbe agito con pignoramenti da 30mila euro nei confronti di sette diversi soggetti: 3 istituti bancari e 4 clienti, di fatto bloccando l’operatività dell’azienda. E rendendo impossibile il pagamento delle spettanze alla cooperativa che gestisce il lavoro della lavanderia industriale e nella quale lavorano circa una trentina di dipendenti.

Non una giustificazione, bensì una spiegazione dei fatti che oggi potrebbe essere fornita al magistrato nel corso dell’interrogatorio di garanzia, nel quale il giudice dovrà decidere se la misura dell’arresto disposta martedì ed eseguita dai carabinieri del Comando compagnia carabinieri di Castiglione delle Stiviere è giustificata, nel qual caso verrà confermata. A quel punto si potrebbe anche decidere la remissione in libertà, revocando la misura cautelare del carcere, oppure attendere il trasferimento di Capelli a Mantova.

Inoltre, poiché la prognosi è inferiore ai quaranta giorni e non sono stati lesi organi vitali, il capo d’imputazione di “tentato omicidio” potrebbe essere derubricato a “lesioni aggravate”, con un una mitigazione anche delle pene previste in questo caso.

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