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Consumi del Comune ai raggi X per trovare la falla nelle bollette pesanti

Per luce, acqua e gas non bastano i 2,1 milioni previsti. Ora il Comune deve stanziare altri 244mila euro

MANTOVA. Brutta storia quando l’importo sulla bolletta non è quello atteso, e allora tocca mettere mano ai risparmi per tappare la falla. Amara al cubo, la sorpresa, quando le utenze sono intestate al Comune: il dato è emerso l’altra sera, durante la seduta del consiglio comunale, quando l’assessore Giovanni Buvoli ha messo in fila le variazioni al bilancio di previsione 2016-2018.

E accanto alle buone notizie sulle maggiori entrate correnti – come i 100mila euro in più dagli ingressi di Palazzo Te – e sul rispetto dei vincoli di finanza pubblica, l’assessore ha stimato in 244mila euro la somma che “balla” per il pagamento delle utenze. In altre parole, i soldi che vanno aggiunti ai 2,1 milioni previsti per l’anno in corso. L’impegno adesso è a capire il perché e il percome, ripete Buvoli il giorno dopo: sotto la lente ci sono i consumi di energia elettrica (121mila gli euro da aggiungere), di acqua (101mila euro) e gas (63mila). Vero, la somma fa 285mila euro, ma una fetta di maggiori spese è compensata dal risparmio in altre voci. Rispettato, invece, il taglio di 300mila euro garantito dal nuovo gestore del calore (Tea).

Quanto alle variazioni di bilancio in conto capitale, tra le maggiori spese previste figurano altri 100mila euro per la messa in sicurezza e la sostituzione degli alberi in città, in aggiunta ai 170mila euro. Per un totale di 1,1 milioni di euro spalmati nei prossimi tre anni. Cifra che fa dubitare il consigliere Roberto Irpo (Civica Bulbarelli) rispetto alla reale efficienza di Mantova Ambiente, a cui è affidata la manutenzione del verde pubblico. A difendere uomini e servizio è stato lo stesso sindaco Mattia Palazzi, che in aula ha illustrato la situazione attuale e gli obiettivi futuri. Due i problemi delle piante cittadine: la furia dei fortunali, senza precedenti, e la precarietà degli alberi, pioppi piantati in abbondanza negli anni Settanta perché economici e veloci a crescere.

Peccato che siano stati piantati nei punti meno adatti, nelle Vallette bonificate e colmate con terreni di recupero (ricchi di mattoni), che non hanno ostacolato lo sviluppo delle radici. Discorso analogo per gli alberi piantati con leggerezza sulla costa Brava dal popolo dei casotti abusivi. Che farne? L’imperativo è sostituirli tutti con piante più sicure. Alternative non ce ne sono.

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