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Ascensore solo a ore alla stazione dei treni. Protestano gli utenti

Prima la famiglia bloccata all’interno allo scadere del tempo. Poi anziani e genitori con passeggino: «Deve funzionare»

MANTOVA. Ci sono stati tempi in cui l’ascensore nella stazione ferroviaria era un lusso, roba da città del futuro. Ci sono stati tempi in cui avere l’ascensore funzionante in stazione era un’impresa, ma almeno c’era e ogni tanto si poteva utilizzare. Adesso che c’è ed è operativo, però, c’è il limite orario. Ebbene sì, sembra proprio che utilizzare il montacarichi al posto delle scale per raggiungere i binari sia un’utopia, un privilegio che bisogna guadagnarsi espiando chissà quali colpe.

L’ultima novità - a Mantova, ma anche in altre stazioni, esempio a Verona Porta Nuova - introdotta da Rete Ferroviaria Italiana tramite la società che gestisce le stazioni, Centostazioni Padova, è l’ascensore ad ore. Forse non tutti se ne sono accorti, anche perché l’ascensore perlopiù lo usano persone anziani, disabili o genitori con bimbi in passeggino, ma da poco più di un mese, l’ascensore interno alla stazione di piazza Don Leoni funziona come un ufficio, a orari: dal lunedì al venerdì dalle 6.30 alle 12 e dalle 13.30 alle 19; il sabato e la domenica dalle 7 alle 9.30 e dalle 14 alle 16.30.

A quanto pare (spiegazioni precise non è possibile averne: Centostazioni contattata sia al telefono che via mail non ha risposto), essendo l’impianto in gestione all’impresa di pulizia, quando non c’è alcun addetto presente in stazione, l’ascensore viene chiuso. Peccato che i treni continuino a circolare ugualmente, a tutte le ore del giorno e a molte ore della sera. Molti pendolari chiaramente lo stanno vivendo come un disagio. Ci ha inviato una segnalazione una quarantenne di città, che alcuni giorni fa è andata a ricevere in stazione la mamma 85enne, arrivata da Milano. La figlia ha accolto la mamma sui binari poi - per ovvie ragioni legate alla non giovane età dell’anziana signora - insieme si sono dirette all’ascensore che porta all’ingresso, evitando l’attraversamento di lunghi corridoi ed un paio di rampe di scale. Era mezzogiorno di sabato. Davanti agli sportelli automatici si raduna una piccola folla, tra cui un papà con il bimbo piccolo in passeggino, ma l’ascensore non si apre.

Un ferroviere di passaggio, sentendo il martellare incessante degli utenti contro le porte dell’ascensore, si rivolge loro: «Ma non vedete che è chiuso, non è l’orario giusto, c’è il cartello, leggete». In effetti, ma nessuno ci aveva fatto caso, sulla vetrata accanto c’è l’indicazione degli orari. E quindi, come fare?

Tra la rabbia e qualche imprecazione nemmeno tanto velata, la piccola comitiva, signora anziana, figlia con doppie valigie, padre-passeggino-bambino, si è avviata per le scale e lentamente le ha risalite.

Funziona proprio così: se non ci si è programmati con largo anticipo il viaggio binario-stazione, tocca fare le scale. Altrimenti, per le persone disabili o a ridotta mobilità, Rfi ha creato il servizio Sale Blu RFI, che organizza l’assistenza in un circuito di stazioni abilitate. Ed è possibile richiederlo telefonando al numero unico nazionale di RFI 199 30 30 60, direttamente nelle Sale Blu, rivolgendosi a Trenitalia tramite il Call Center 199 892021 opzione 7, oppure 06/3000 per le utenze non abilitate all'199. Un addetto sarà a disposizione, all’orario concordato, per accompagnare ai binari, aiutare la salita sul treno ecc.

Ma, come si diceva, occorre prenotarsi e se si ha una esigenza particolare. Ma in tutti gli altri casi? Anziani, ma ancora in grado di camminare, bagagli pesanti, bimbi in passeggino, persone con un momentaneo dolore al menisco?

Senza contare che se scade l’orario di apertura e, guarda caso, un utente si trova all’interno dell’ascensore, ci può anche rimanere. Non è così assurdo. È successo appena una settimana fa. La disavventura è accaduta ai quattro componenti di una famiglia mantovana rimasti prigionieri proprio nell’ascensore della stazione di piazza Don Leoni. Non per un guasto, ma perché il tempo era scaduto. La famiglia - padre, madre e figlia 38enne con bimba di due anni al seguito - sono saliti con passeggino e valigie per raggiungere il binario e prendere il treno per Milano. Entrati nel montacarichi sono rimasti prigionieri: l'incaricata delle pulizie, a cui è delegata la custodia dell’ascensore, lo aveva disattivato. Erano le 16.30. Per fortuna, mentre si allontanava, ha sentito le grida, ed è tornata ad aprire la porta.

 

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