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I lavori sono al traguardo. Un muro di un metro e 80

Dal cantiere di piazza Sordello una nuova struttura destinata a far discutere. La progettista: «Impatto ridotto. È la soluzione voluta dalla giunta Sodano»

MANTOVA. La «passeggiata archeologica» che ha sostituito il cubo in piazza Sordello è quasi pronta. «Siamo ormai agli sgoccioli» afferma l’assessore ai lavori pubblici Nicola Martinelli. Si tratta soltanto di completare i lavori di rifinitura e di installare il materiale multimediale che darà ai visitatori le informazioni sulla città romana, dopodichè si potrà tornare ad ammirare i mosaici emersi nel 2006 durante alcuni scavi stradali e poi protetti dal famoso cubo in acciaio color cioccolato, alto quasi 4 metri, che per molto tempo ha costituito un obbrobrio in una delle più belle piazze del mondo.

In attesa della data dell’inaugurazione, in molti però si interrogano sull’impatto che quella nuova struttura avrà sulla piazza. L’occhio di chi passa per di lì cade sul muro che costeggia il marciapiede alla fine di piazza Sordello e che sale, da dopo il voltone, verso la questura. Chi guarda non può che restare perplesso di fronte a quel muro che nella parte più bassa della piazza è alto, a occhio, circa due metri mentre all’imbocco di via Tazzoli, nella parte più alta raggiunge il livello delle finestre dell’hotel Gonzaga, non certo basse.

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«È solo un’impressione» dice la progettista Luisa Ferro del Politecnico di Milano; «a livello stradale quel muro parte da 1,80 metri e finisce a 1,70 all’angolo tra via Tazzoli e la questura e non è per nulla impattante». In città si è già aperto il dibattito tra le ultime due amministrazioni, quella di centrodestra guidata da Sodano che ha approvato il progetto da poco più di 400mila euro e quella attuale di centrosinistra di Palazzi che lo sta portando a termine. I vecchi amministratori affermano che quel progetto non è lo stesso a cui loro avevano dato il via libera, accreditando la tesi di un impatto di quella struttura sull’ambiente circostante uguale a quello del cubo; dall’altra parte ci sono i nuovi che allargano le braccia e dicono di aver portato avanti quello che si sono ritrovati. «Questi giochini politici mi fanno molto dispiacere» dice dal canto suo la progettista, che conferma: «Il progetto è quello iniziale, con solo due modifiche volute dalla sovrintendenza per renderlo ancora meno impattante». La stessa cosa sostiene l’assessore Martinelli: «Abbiamo solo abbassato l’altezza della costruzione rispetto alla pavimentazione della piazza».

La progettista Luisa Ferro
La progettista Luisa Ferro

foto Di Gangi
foto Di Gangi

Il cantiere, seppure a lavori conclusi, è ancora off limits per i non addetti. La recinzione in legno impedisce di vedere all’interno. Solo da qualche pertugio spuntano i muretti che delimitano la passeggiata archeologica verso mosaici e la copertura. Una rete lascia, invece, intravedere il muro con le feritoie per l’aria, che corre verso via Tazzoli. Dall’alto, dal terrazzo degli uffici della compagnia Navi Andes che si affaccia sul cantiere, è possibile avere una prima visione d’insieme del luogo. Si vedono le tre colonne bianche che sostengono la copertura, il pavimento esterno a mosaico e i muri in marmo rosa, oltre alla copertura che protegge i resti della domus romana. Si può anche notare come l’area del cantiere si molto più ampia di quella che sarà poi la passeggiata archeologica vera e propria. Questo rincuora anche chi fa fatica a digerire il muro verso via Tazzoli.

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