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Passeggiata archeologica, attesa al cubo

I lavori sono terminati, ma l’inaugurazione rischia di mancare l’anno della Capitale. Martinelli: spero avvenga per Natale

MANTOVA. Non ci sono più operai al lavoro. Il cantiere della passeggiata archeologica in piazza Sordello sembra terminato, ma la recinzione in legno continua ad occultare ciò che sostituirà l’inviso cubo. Mantovani e turisti che passano per una delle più belle piazze al mondo si chiedono, i primi maliziosamente e i secondi incuriositi, che cosa si celi dietro. Da qualche fessura si intravede l’ingresso ai mosaici della domus romana, con le tre colonne bianche che sostengono la copertura, mentre dalla recinzione spunta il muro che dà sul lato sud della piazza, verso via Tazzoli. E se si guarda attentamente, si scorgono anche il pavimento esterno a mosaico e i muretti in marmo rosa che delimitano la “passeggiata”.

Gli indigeni, ormai avvezzi alle polemiche, si domandano come mai, nell’anno di Mantova capitale della cultura, l’amministrazione comunale non abbia ancora inaugurato un’opera che rappresenterebbe la ciliegina sulla torta per una città che mai è stata così esposta mediaticamente come negli ultimi mesi. «Che sia perché, alla fine, quella passeggiata archeologica, sarà più impattante del cubo d’acciaio della Brioni?» si domanda qualcuno di fronte al muro che sporge dalla recinzione, e sembra una barriera su cui è destinato ad infrangersi lo sguardo proteso verso il Duomo.

Nulla di tutto questo, assicura l’assessore ai lavori pubblici Nicola Martinelli: «Stiamo solo aspettando di metterci d’accordo con la Regione e la Sovrintendenza sulla data di inaugurazione e sulle modalità. Visto che sono arrivati soldi anche da Milano mi sembra il minimo».

I lavori, dunque, sono terminati, così come l’allestimento interno che prevede le più sofisticate tecnologie per proteggere i mosaici dall’umidità e per consentire ai visitatori, attraverso sistemi multimediali, di conoscere che cosa stanno ammirando. «Mi auguro di aprire la passeggiata archeologica entro Natale» afferma Martinelli. Non resta, dunque, che attendere. Prima o poi cadranno i veli dall’opera che sostituirà il cubo e si potrà giudicare che cosa è stato fatto per restituire alla città la porzione di piazza Sordello in cui sono custoditi gli importanti reperti di epoca romana. Quella passeggiata sarà un’opera d’arte che si sposa al Ducale o un pugno in un occhio? A questa domanda, e alle polemiche sull’impatto del muro verso via Tazzoli, aveva già risposto, sulla Gazzetta, la progettista Luisa Ferro del Politecnico di Milano. «Quel muro non è impattante, è solo un’impressione – aveva detto – a livello stradale il muro parte da 1,80 metri e finisce a 1,70 all’angolo tra via Tazzoli e la questura». Soprattutto, aveva sgomberato il campo dalle polemiche scoppiate sul progetto: «È quello iniziale voluto dall’amministrazione Sodano, con due modifiche imposte dalla Sovrintendenza» per renderlo più compatibile con l’ambiente circostante. (Sa. Mor.)

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