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L'obiettivo di Palazzi: un bus ogni 15 minuti

Il raddoppio del trasporto pubblico è la nuova frontiera dell’amministrazione.«Nel 2017 troveremo il mezzo milione di euro che serve, poi nel 2018 si partirà»

MANTOVA. Il raddoppio del trasporto pubblico in città. È la nuova frontiera dell’amministrazione Palazzi. «Oggi il trasporto pubblico - dice il primo cittadino - è pensato più per le persone anziane, e continuerà ad esserlo. Però, chi si sposta in città e ha poco tempo deve aspettare 30-35 minuti per avere un bus. La prima misura per riuscire a ridurre il traffico e lo smog è rendere più efficiente il trasporto pubblico».

L'intervista di fine anno con Facebook Live e le domande dei lettori

Come fare?

«Abbiamo già incontrato Apam e nel 2017 troveremo le risorse, 4-500mila euro, per dimezzare i tempi di attesa tra una corsa e l’altra e far sì che ogni 15 minuti di media ci sia un bus. Poi nel 2018 partiremo con le nuove corse che raddoppieranno il chilometraggio in città. Nella logica del piano urbano per la mobilità sostenibile questo significherebbe diminuire il traffico in città e dare più possibilità ai residenti di parcheggiare».

Servirebbero più parcheggi, ma nel bilancio appena approvato non se ne parla...

«Stiamo lavorando per ipotizzare, con operatori privati, un parcheggio in centro storico, ma il lavoro non è semplice. Non posso ancora dire dove lo vorremmo, ma abbiamo già fatto molti passaggi per individuare il luogo».

Il parcheggio Imi sotto al Carrefour, su cui è aperto un contenzioso, potrebbe risolvere il problema?

«Vediamo, il confronto va avanti, ma non è chiaro il progetto dei privati».

In consiglio comunale ha detto che la mobilità è una delle prossime sfide da affrontare...

«Ne sono convintissimo. L’Italia è in ritardo perché attraverso la mobilità si sancisce il diritto delle persone, soprattutto anziani, di spostarsi, si riduce l’inquinamento e si liberano aree del centro dalle auto».

A che punto è la soluzione del nodo viario di Porta Cerese?

«Stiamo aspettando la nuova proposta di Esselunga sulla viabilità. Però, in nessun atto depositato in Comune e in Provincia vi è traccia di disponibilità finanziarie per le opere ipotizzate dal privato. Su Porta Cerese stiamo lavorando per cercare soluzioni che rendano più fluido il traffico».

Il cantiere Mondadori continua a rimanere lì invenduto, ferita aperta nel tessuto urbano della città. Cosa pensa di fare?

«Per legge il Comune non può comprarlo. La prima cosa che possiamo fare è ragionare con chi può essere interessato all’acquisto dell’area su cui c’è un piano attuativo. Dovremo, però, parlare di una riduzione delle volumetrie previste perché riteniamo quel piano troppo impattante e, oggi, insostenibile economicamente. Non servono altre case e villette».

L’hotel previsto è necessario?

«Di un albergo in centro c’è bisogno. Poi dipenderà tutto dall’iniziativa dei privati».

Usciamo dall’anno straordinario di Mantova capitale della cultura che ha visto un aumento di presenze turistiche attorno al 50%. Come fare per consolidare nel 2017 questo successo?

«Non sarà semplice, ma con grande umiltà e determinazione stiamo già proponendo due delle caratteristiche che ci hanno consentito di ottenere questo successo: visibilità della città perché c’è ancora tanta gente vicino a noi che non conosce Mantova, e un programma molto ricco dal punto di vista culturale legato al tema del cibo in vista dell’anno dedicato all’enogastronomia con Brescia, Cremona e Bergamo».

Nel bilancio quali le misure anti-crisi più importanti?

«Siamo contenti del lavoro fatto quest’anno in cui Mantova è tornata a correre, però non ci siamo dimenticati che ci sono tante persone che hanno subìto più di altri la crisi. Per questo abbiamo stanziato 1,1 milioni di euro in più per il welfare e 500mila euro per i giovani perché non mi rassegno all’idea che un ragazzo che abbia voglia di fare debba provarci fuori»

Come funzionerà il meccanismo degli incentivi ai giovani?

«Una parte dei 500mila euro sarà dedicata a tirocini formativi retribuiti a 4-500 euro netti al mese, per un massimo di sei mesi e per 130 giovani; l’altra parte andrà alle aziende che faranno contratti a questi ragazzi. Faremo un tavolo di lavoro con imprese, sindacati ed enti per studiare le varie misure. Ad aprile la giunta le approverà e farà i bandi; a giugno si partirà. Coinvolgerò tutti i gruppi consiliari in una commissione ad hoc dove porteremo le misure così come usciranno dalla regia tecnica perché è importante, per il futuro dei giovani, che tutti siano partecipi e responsabili. Ricordo che le misure si rivolgono ai ragazzi dai 16 ai 29 anni residenti in città, mentre i tirocini e le assunzioni riguarderanno anche aziende non della città».

Lei punta a coinvolgere le opposizioni, ma i suoi rapporti con le minoranze, come si è visto in aula durante il dibattito sul bilancio, sono molto tesi. Come lo spiega?

«Mi spiace che centrodestra e Cinquestelle facciano problemi sui soldi che arrivano a Mantova. È un anno che dimostriamo loro che ogni euro che sarebbe arrivato è poi arrivato. Sembra quasi che a loro dia fastidio che Mantova riesca a portare a casa risorse e successi come il Fracciargento. In un anno e mezzo abbiamo portato a Mantova 31,5 milioni di risorse non dei mantovani ma per i mantovani».

Che fine ha fatto la no tax area promessa in campagna elettorale?

«La stiamo studiando per diverse aree della città, ma non è semplice. Stiamo rispettando il programma elettorale e nel 2017 i mantovani verificheranno coi loro occhi l’avvio di 25 milioni di euro di opere, tra cui la riqualificazione di Pradella, via Spalti, viali Fiume e Gorizia, il nuovo palasport di Borgochiesanuova, la torre della Gabbia, altri interventi su scuole, marciapiedi e ciclabili, su Palazzo della Ragione, oltre alle nuove comunità per disabili e per minori d’intesa con Aspef. Tutto questo grazie ad un grande lavoro di squadra».

E Palazzo del Podestà, ancora fermo?

«Siamo a buon punto. Siamo riusciti ad avere dal Cipe i 9 milioni promessi da Renzi. Con i tecnici dell’impresa stiamo aggiornando il quadro economico che la giunta approverà entro gennaio; subito dopo, grazie a quei 9 milioni, ripartiranno i lavori del primo lotto che dureranno un anno e mezzo-due. E finalmente la quasi totalità dell’impalcatura esterna potrà essere tolta. Nel frattempo decideremo sulla destinazione dell’immobile. In campo ci sono varie ipotesi decideremo in base ai vincoli e agli spazi».

Si fa o no la Grande Mantova?

«Non dipende da Mantova. L’obiettivo è la città dei 100mila abitanti e noi siamo pronti a partire anche con un solo Comune. Non mi sfugge, però, che i recenti tentativi hanno dimostrato che quando la fusione è con un Comune più grande i cittadini la temono. Nel frattempo, stiamo lavorando per fare sinergie sui servizi».

Prenderà un’iniziativa?

«La Grande Mantova si realizzerà solo se la volontà di tutti i Comuni sarà convergente. Ipotesi solitarie di Mantova non raggiungerebbero alcun obiettivo, oltre che essere impossibili».

L’osservatorio sulla legalità che fine ha fatto?

«Arriverà in giunta il 29 dicembre come promesso. Sarà un organismo di analisi e di proposta».

E la commissione antimafia dei Cinquestelle?

«È una proposta demagogica: il Comune non può sostituirsi alle forze dell’ordine e alle procure».

Nel 2017 si dovrebbe votare per le Politiche; è pronto a candidarsi al parlamento visto che entrerà anche nella segreteria nazionale del Pd?

«L’ipotesi segreteria, se si concretizzasse, non mi toglierebbe tempo e impegno per fare il sindaco. Nessuno mi ha chiesto di fare il parlamentare, ma non lascerei, dopo appena due anni, la carica di sindaco».