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MANTOVA

I pescatori di frodo in azione. Saccheggiati Po, Oglio e Chiese

La denuncia di una guardia ittica volontaria: si sa chi sono e dove abitano, ma nessuno interviene. Un database delle associazioni con tutte le informazioni a disposizione delle forze dell’ordine

MANTOVA. «Bande di criminali ci stanno svuotando i fiumi Po, Oglio e Chiese». A lanciare l'allarme è Matteo Moriero di Canneto sull'Oglio, guardia ittica volontaria della Fipsas, la Federazione Italiana pesca sportiva. Da tempo si sta battendo per tutelare soprattutto le acque del suo territorio, il Chiese, l'Oglio e Delmona, luoghi di scorribande di persone senza scrupoli.

«Da mesi - dice - sono in contatto con i carabineri, il corpo forestale e i Comuni della zona per denunciare il bracconaggio ittico e il conseguente commercio illegale di pesce senza alcun controllo igienico-sanitario, con grave minaccia non solo per l'intero ecosistema ma anche per la salute di tutti noi. Purtroppo, però, nessuno agisce». Moriero fa parte di un gruppo di lavoro impegnato a combattere la pesca di frodo assieme ai rappresentanti di associazioni come Fipsas, Amici della golena e Unione pescatori estensi (solo per citarne alcune). Ormai è diventato un esperto nella lotta al bracconaggio: grazie ad un paziente lavoro di presidio del territorio, assieme ad alcuni colleghi e amici è riuscito a costruire un database con informazioni e dati preziosi per contrastare tale fenomeno. Documentazione a completa disposizione delle forze dell'ordine e dei Comuni: «Sappiamo dove sono e come si muovono. Continuiamo a segnalare alle autorità i loro avvistamenti e richiediamo interventi notturni anche in pieno parco Oglio sud; ma quelle poche volte che intervengono, non tempestivamente, però, le forze dell'ordine non trovano nessuno e allora minacciano di denunciare noi per procurato allarme».

Moriero ha ricostruito la filiera del bracconaggio. «Fino a qualche anno fa - dice - i pescatori di frodo sul Po erano principalmente ungheresi. Poi circa dal 2008, quando il delta del Danubio è diventato parco, i bracconieri romeni che hanno devastato quel fiume si sono spostati qui. Di preferenza hanno puntato il Po, l'Oglio e in genere tutti i corsi d'acqua minori. Si muovono di notte con le barche che poi lasciano sulle rive. Pescano con gli elettrostorditori, l'esplosivo, con agenti chimici e reti chilometriche e fanno ogni notte strage di pesci. Una volta catturato, il pesce viene stoccato sulle rive o sui furgoni, senza alcun rispetto delle norme igieniche e, con bolle o fatture false, in cui si attesta una provenienza diversa del pescato, e cioè da acque non inquinate come sono le nostre, trasportato in Romania, a Bucarest. Lì ci sono aziende specializzate che trasformano la maggior parte del pesce in farina per l'alimentazione animale che viene poi venduta in tutta Europa, anche in Italia, senza controlli. Il tutto anche con la complicità di imprenditori e politici di casa nostra». Si calcola che il 20% del pescato venga venduto nei mercati italiani per il consumo alimentare.

La guardia ittica di Canneto ha cercato di sensibilizzare i Comuni dove risiedono i pescatori di frodo stranieri oppure dove agiscono: «Ho scritto una lettera ai sindaci e assessori di Asola, Calvatone, Canneto, Piadena e Isola Dovarese - dice - informandoli su quanto sta succedendo sui loro territori e chiedendo di intervenire. Ho dato anche la disponibilità mia e delle associazioni che rappresento a collaborare. Dai Comuni, però, non ho ancora ricevuto risposta». A non aiutare è anche la normativa sulla pesca, molto farraginosa: «Quei pescatori di frodo - dice Moriero - spesso sono dotati di licenza di pesca professionale rilasciata da varie Province con cui possono pescare anche in zone diverse. E quando qualche volta vengono colti sul fatto, hanno a disposizione avvocati che in qualsiasi ora e in poco tempo riescono ad opporsi ad eventuali provvedimenti di sequestro di barche e attrezzature». In questa sua lotta per la legalità e l'ambiente Moriero dice di non aver mai ricevuto minacce, «ma un amico sì, quando di giorno si è avvicinato ad una barca ferma sulla riva dell'Oglio. Voleva vedere che cosa ci fosse dentro, ma dai cespugli sono usciti due uomini che gli hanno puntato contro un coltello».

Moriero parla di «sensazione di solitudine e abbandono» da parte di chi cerca di stroncare il bracconaggio tutelando le acque. «Noi - ripete - continuiamo a chiedere l'intervento delle forze dell'ordine contro quella gente che spesso è armata, ma quasi mai intervengono alle nostre chiamate d'aiuto. Dovrebbe intervenire, per competenza, la Forestale, ma ci risponde che non ha né uomini né mezzi per farlo. E intanto, i nostri fumi muoiono...». Nessuno, però, si arrende: «Le nostre associazioni continuano a lavorare sia in campo politico per cambiare o migliorare leggi assurde e obsolete, sia vigilando in riva ai fiumi, specialmente di notte, quando lo Stato è assente, per garantire un futuro alle nostre acque».

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