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Il prof Kuti in cattedra. Un video anti-razzista

Il giovane rapper ha pubblicato un’ironica lezione di vita. «Ora vi spiego come si sente una persona quando la chiamate negro»

CASTIGLIONE DELLE STIVIERE. L’estetica hip-hop e la cultura che l’ha prodotta stanno cominciando a far discutere. La musica, quando si occupa della realtà è sempre oggetto di scontri e di polemiche, perché si è soliti pensare, come cantava in modo ironico Renzo Arbore, che si tratti solo di “canzonette”, “ma poi tutti le cantano” aggiungeva il fondatore dell’Orchestra Italiana.

La lezione anti-razzista del prof Kuti: istruzioni per usare la parola n___ Dopo aver ricordato nel suo ultimo singolo “Armstrong”, che il giovane “sogna la pila di chi dice che se ne fotte dei soldi, non vivo mica solo per vederli la notte ‘sti sogni”, il rapper castiglionese Tommy Kuti è tornato sul web, suo luogo prediletto d’azione, con un video divertente, caricato sulla bacheca del suo Facebook. E lo ha fatto con un filmato girato nelle sale di palazzo Pastore di Castiglione delle Stiviere, sede della Biblioteca Comunale, dove affronta il tema della parola “negro”.(dalla pagina Facebook di Tommy Kuti)

Ne fa le spese in queste settimane il giovane rapper e fenomeno mediatico Bello Figo, e la sua musica come il suo personaggio sono ormai oggetto quotidiano di polemiche che invadono i media. La sua ironia e il suo messaggio sono stati trasformati nell’esatto opposto di quello che denunciavano, e cioè i luoghi comuni sui migranti, e oggi Bello Figo è additato da tutti come l’ideale di giovane migrante “sfacciato, scioperato e perdigiorno” parafrasando Oscar Wilde.

Ma il rap è il linguaggio musicale della nostra epoca e da quel mondo arrivano, oggi, temi e argomenti che disturbano perché denunciano e portano in superficie malessere, disagio, razzismo e discriminazione, prevaricazione, violenza e situazioni vissute dai giovanissimi. Tutto questo si condensa nella musica e nel personaggio del rapper castiglionese, ma ormai bresciano d’adozione, Tommy Kuti.

Dopo aver ricordato nel suo ultimo singolo “Armstrong”, che il giovane “sogna la pila di chi dice che se ne fotte dei soldi, non vivo mica solo per vederli la notte ‘sti sogni”, Kuti è tornato sul web, suo luogo prediletto d’azione, con un video divertente, caricato sulla bacheca del suo Facebook (e che ora potete vedere sul sito e sulla pagina Facebook de La Gazzetta di Mantova). E lo ha fatto con un filmato girato nelle sale di palazzo Pastore di Castiglione delle Stiviere, sede della Biblioteca Comunale, dove affronta il tema della parola “negro”.

«Il video è nato dopo che ho avuto una reazione violenta a seguito del fatto che mi hanno chiamato negro per rimproverarmi di essere passato allo scattare dell’arancio, prima del rosso, a un semaforo. Sono tornato a casa mi son chiesto il perché di questa reazione, dato che non sono violento, non ho mai partecipato a risse, neppure da piccolo, e cerco sempre di star lontano da chi mena le mani».

Nel video Kuti è un docente che spiega, con ironia, come la parola negro sia offensiva per chi la riceve. «Credo che l’ironia sia fondamentale per far passare alcuni contenuti. Chi usa quella parola la ritiene solo una parola innocua, ma chi la riceve e la subisce vede cambiare il proprio mondo. Il mio fratellino torna da scuola e piange quando lo chiamano negro, io stesso mi sono ritrovato violento quando mi è stata detta. Negro non è una parola neutra, è un termine pesante che porta con sè un mondo fatto di prevaricazione e chiusura. Chi subisce questa parola di colpo non è più sullo stesso piano dell’interlocutore con cui si sta parlando. In questo video, girato da Lorenzo Ferri e montato da me, abbiamo voluto spiegare questo fatto, e spero possa contribuire a cambiare le cose».

Luca Cremonesi

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