Quotidiani locali

mantova

Il tribunale perde le carte. «Non posso avere giustizia»

Chiede in procura la restuituzione della documentazione sanitaria di una vecchia causa ma non si trova più  

MANTOVA. La sensazione di non aver ricevuto giustizia che martella nella testa, unita alla beffa di non aver più a disposizione la documentazione medica - smarrita in Tribunale - che potrebbe aprire nuovi spiragli in una triste, angosciante vicenda che si trascina da dieci anni. E con lo spettro di una prescrizione, tra 7 mesi, che cancellerebbe eventuali responsabilità per la morte di una persona cara.
Per Lina Benatti di San Benedetto Po, per 35 anni nelle sale operatorie degli ospedali della bassa come infermiera specializzata, dal 2007 la vita si è trasformata in un incubo. Prima la morte del marito, poi la dura constatazione che per quel lutto non vi sono responsabilità dei medici, «anche se un luminare ha detto che esistono» e, infine, lo smarrimento della documentazione affidata al perito nominato dal Tribunale, la cui posizione nel frattempo è stata archiviata dal giudice, che impedisce di aprire una causa civile per «malpractice» medica contro l’ospedale Poma.
Tutto comincia il 28 maggio 2007 quando al marito Egidio Foglia viene diagnosticato un tumore già in metastasi che nel giro di 5 mesi lo porta alla tomba ad appena 60 anni. Nella testa della moglie si fa strada l’atroce dubbio che qualcuno non abbia fatto il suo dovere visto che pochi mesi prima della mazzata, ad un precedente controllo medico, tutto era risultato a posto. E invece, il male, subdolo e impietoso, era già in agguato, con i primi sintomi già nel gennaio 2007. In pochi mesi il tracollo e la morte. Subito dopo comincia una lunga battaglia giudiziaria contro i medici che lo avevano in cura. Tra perizie di parte e del Tribunale, nel 2009 il Gip archivia su richiesta del pm: nessuna responsabilità penale da parte di nessuno, il tumore si è manifestato quando è stato trovato, non prima. E qui comincia l’altra partita. Quella contro l’ospedale Poma, «ma non per soldi - dice la vedova - ma solo per rendere giustizia a mio marito». Di mezzo, però, c’è il perito del tribunale, il dottor Pierpaolo Pattaccini dell’ospedale di Guastalla. A lui erano state affidate le lastre del marito, dell’agosto 2006, per la perizia e che ora non si trovano più. Lì, secondo Lina, ci sarebbe la prova del cancro non visto, la chiave per aprire porte finora rimaste chiuse e avere giustizia. Per questo chiede alla procura la restituzione della documentazione medica, ma da via Poma non arriva alcuna risposta. Nel frattempo, il procuratore Condorelli scrive al Gip che la documentazione richiesta, consegnata a Pattaccini, non risultava nel fascicolo perché mai restituita. A quel punto scatta la denuncia penale nei confronti del perito, ma poi arriva l’archiviazione. Nessun colpevole, ma le carte non si trovano... Oggi, a 7 mesi dalla prescrizione, se non saltano fuori, è difficile aprire una causa civile contro l’ospedale. «È incredibile – dice Lina - che in un tribunale si perdano i fascicoli e che nessuno sia responsabile». Incredibile ma non sorprendente: l’anno scorso, in un’ispezione di routine al Tribunale, gli inviati del ministero di Giustizia riscontrarono la sparizione di numerosi fascicoli giudiziari. Ma tant’è. Resta l’amarezza del cittadino che si sente abbandonato da chi dovrebbe tutelarlo. «Io, però, non mi arrendo» promette Lina. (Sa.Mor.)

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NUOVE OPPORTUNITA' PER CHI AMA SCRIVERE

Servizi, una redazione a disposizione dell'autore