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La Cgil alle aziende rifiuti: stop a turni massacranti

Allarme del sindacato sul porta a porta: in aumento le patologie da sollevamento. "Il primato di raccolta in Lombardia pagato caro dai lavoratori, orari da rimodulare"

MANTOVA. Un primato che fa onore alla notra provincia, ma a quale prezzo? Se lo chiede la Cgil Funzione Pubblica in relazione alla notizia che la provincia di Mantova è stata di recente classificata da Legambiente al primo posto in Lombardia – per l’anno 2016 – per volumi di rifiuti differenziati.

«Un primato però pagato a caro prezzo dagli addetti – si legge in una nota del sindacato di via Altobelli – come emerge dai dati accessibili della sorveglianza sanitaria, dal confronto con i lavoratori e dai rappresentanti aziendali dei lavoratori per la sicurezza». Secondo la Cgil, lombalgie, discopatie e lesioni osteoarticolari sono fortemente in aumento e coinvolgono un numero sempre più alto di lavoratori, con costi anche sociali.

«Dati allarmanti – prosegue il sindacato – tra le cause basti citare quei casi in cui un solo operatore fa fronte a un sollevamento medio che va dai 700 chili a più di una tonnellata di peso al giorno. Chiediamo pertanto che vengano aperti tavoli di confronto che, nelle compatibilità economiche, riorganizzino e rimodulino i servizi, fornendo anche mezzi adeguati e specifica formazione per gli addetti». La modalità di raccolta porta a porta e differenziata è stata introdotta su direttive europee per incrementare il riutilizzo di materie prime riciclabili, in un’ottica di salvaguardia dell’ambiente. Una nuova produzione di valore che di fatto trasforma i rifiuti da semplice scarto a risorsa economica. Il sistema porta a porta ha generato anche nuova occupazione.

«Ma il passaggio dal sistema tradizionale a cassonetti – sottolinea la Cgil – è stato repentino, con le aziende dotate di personale in larga misura mediamente anziano, e un turnover di fatto bloccato anche dalla riforma pensionistica Fornero. Mentre i tagli del Governo hanno spinto le amministrazioni comunali, già in ristrettezze, a orientarsi su servizi dal costo sempre più ridotto». Sempre secondo il sindacato, queste condizioni vanno ben oltre il territorio mantovano «e non vanno più ignorate, perché rischiano di portare a una fabbrica di invalidi».

I contratti di igiene ambientale, pubblica e privata, rinnovati di recente, hanno fissato in 9 ore giornaliere e 48 ore settimanali l’orario massimo di lavoro (su 38 settimanali). Cosa diversa, e dalle immaginabili ripercussioni, per chi viene impiegato con il contratto delle cooperative sociali, che con la flessibilità può arrivare alle 13 ore giornaliere (su 38 settimanali e 48 massime). «È indispensabile – conclude Cgil – che istituzioni, soggetti che erogano i servizi e committenze non restino indifferenti. Bisogna ragionare in un’ottica di prevenzione per arrivare a definire condizioni di lavoro accettabili che non compromettano la salute degli addetti».

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