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Morti dopo il trapianto, il Poma: "Rispettata la legge"  

L’ospedale replica alla riapertura dell’indagine: «Eseguiti tutti gli esami». Altri sei mesi per far luce sui tre decessi. Per il momento un solo indagato

MANTOVA. «Abbiamo eseguito tutti gli approfondimenti clinici, strumentali, laboratoristici e bioptici richiesti, nell’assoluto rispetto della normativa di legge». La direzione strategica della Asst di Mantova replica con fermezza ai dubbi sollevati nell’ambito dell’inchiesta riaperta dalla procura di Mantova sui tre decessi dopo il trapianto di organi prelevati al Carlo Poma nel 2012 su un donatore bresciano morto suicida.

L’ipotesi investigativa ruota attorno a due interrogativi inquietanti: i tre organi trapiantati erano già affetti da tumore ed è verosimile che la malattia possa essere stata trasmessa dal donante ai riceventi? La notizia che il Gip del tribunale di via Poma ha deciso di riaprire le indagini dando altri sei mesi di tempo ad un nuovo pubblico ministero ha suscitato clamore nelle corsie ospedaliere e in tutto il mondo della sanità, locale e nazionale. Al momento nel registro degli indagati figura solo un nominativo, quello di un medico.

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In ogni caso l’ospedale, tramite una nota, ribadisce ancora che «sono state seguite in modo rigoroso e puntuale le indicazioni dei protocolli nazionali per la valutazione di idoneità del donatore di organi solidi, così come l’iter procedurale impone in questi casi». Il Poma sottolinea dunque che è stato fatto tutto quanto è previsto nel protocolli nazionali sul prelievo di organi.

L’indagine, iniziata dopo la morte del primo paziente, avvenuta nel luglio del 2013, era terminata a fine 2016 con la richiesta di archiviazione da parte del pm a cui era stato affidato il caso. La procura a supporto della richiesta aveva prodotto una relazione redatta da personale di polizia giudiziaria in collaborazione con i Nas. Nei documenti risultava che il Poma aveva effettivamente rispettato tutto l’iter procedurale che comprende anche i controlli sugli organi prelevati. Il Gip, però, ha ritenuto non del tutto sufficiente la documentazione e ha deciso di riaprire il caso chiedendo a un nuovo pm maggiori approfondimenti.

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Il termine concesso è di altri sei mesi, alla scadenza dei quali non è escluso che si proceda con un incidente probatorio che prevede di sentire anche le parti in causa.
I pazienti che avevano ricevuto gli organi dal bresciano sono tutti morti nel giro di un anno. Uno di loro è di Vallo della Lucania (Salerno). Si tratta di un 63enne che aveva a ricevuto un rene e che sette mesi dopo il trapianto è deceduto a causa di un carcinoma molto aggressivo. Le altre due persone che hanno ricevuto gli altri due organi (l’altro rene e il fegato) sono morti pochi mesi dopo dello stesso tipo di tumore.

Un atroce destino che ha accomunato tre pazienti che avevano subito il trapianto di organi ricevuti da uno stesso donatore. Ora il caso è stato riaperto ed è probabile che il Gip voglia acquisire le cartelle cliniche dei tre soggetti deceduti e del donante e soprattutto i documenti che attestano le ispezioni e l’esame istologico richiesto su almeno un organo.

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