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canneto sull'oglio

Arriva la panchina rossa in nome delle donne uccise 

La richiesta della madre di Jessica Poli, accoltellata a morte 10 anni fa. L’iniziativa è stata ideata da un’associazione per sensibilizzare sul femminicidio

CANNETO. Anche Canneto sull’Oglio potrebbe avere presto una panchina rossa. Dello stesso colore dell’amore, quel sentimento che vive di passione, rispetto, speranza. Ma anche dello stesso colore del sangue, quello di cui si macchiano per sempre gli uomini che arrivano ad uccidere le loro donne. Per rabbia, vendetta, paura di essere lasciati e perfino di lasciare. Una panchina rossa come quelle che ormai si trovano in diversi Comuni per sensibilizzare sulla violenza sulle donne.
Quando Jessica Poli, 32 anni e mamma di un bimbo di 4, venne uccisa a Canneto dal marito Ziadi Moncef, che dopo aver infierito su di lei con 33 coltellate ne gettò il cadavere nell’Oglio, la parola “femminicidio” non era ancora stata coniata. Sono passati dieci anni, e quel termine identifica ormai un delitto compiuto con frequenza spaventosa. Appena venuta a conoscenza tramite i social dell’iniziativa di “Panchina Rossa” Renza Volpini, la mamma di Jessica, non ha esitato. Utilizzando un gruppo chiuso su Facebook che riunisce molti compaesani, prima ha fatto un sondaggio.

Poi una volta incassato l’appoggio dei cannetesi, ha contattato l’omonima associazione e voluto incontrare il sindaco Zecchina per un colloquio informale, con lo scopo di capire se il suo grande desiderio di una panchina rossa per Jessica, avesse una possibilità.

«Quando apro il giornale o guardo la tv, vedo casi di femminicidio – spiega Renza -. Ormai non è necessario che accada in casa tua per capire che il problema esiste. In quest’ottica, anche il bullismo, è un campanello d’allarme. Ecco perché sarebbe bello che ci fosse una panchina rossa vicino alle scuole. Ho anche considerato il fatto che una volta messa, potrebbe anche essere oggetto di vandalismo. Ma fermarsi per questo non avrebbe senso. E qui non ci sono solo le vittime uccise da ricordare. Bisogna battersi per quelle ancora in vita. Ovvero i figli di queste donne, che restano orfani, che non devono essere dimenticati né dalla società né dallo Stato. Vanno aiutati, per lo studio e il lavoro. Facciamo la panchina contro il femminicidio, - conclude - . Pensando agli 800 anni del paese, credo che possa divenire un evento all’interno delle iniziative già in programma».

Il sindaco Zecchina si è mostrato disponibile: «Abbiamo avuto un incontro informale e ho manifestato la mia positività alla proposta, che sarebbe bello unire a eventi collaterali in cui si parli di violenza sulle donne e bullismo. Ma come ho spiegato anche a lei, il Comunale ha bisogno di una richiesta ufficiale che va protocollata e poi approvata. Parlo quindi a livello personale, in attesa che arrivi la richiesta in Comune».

Renza quella domanda l’ha già pronta, ma prima ha preferito sondare il terreno: «In questi dieci anni il vuoto lasciato da Jessica è stato riempito da silenzi assordanti, in cui provo a mettere a fuoco il viso di mia figlia perché la sua immagine nella mia mente non è più nitida, e ho paura di perderla un’altra volta. Per fortuna c’è mio nipote. Ma cerco le sue espressioni nelle persone che oggi hanno l’età che avrebbe lei se fosse ancora qui». Magari in un pomeriggio di sole, in paese, seduta sorridente su una panchina rossa. Rossa come il colore dell’amore.
Maria Luisa Rancati
 

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