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In ginocchio dai preti scomodi che stavano dalla parte dei poveri

Amati dalla gente più che dalle gerarchie ecclesiastiche perle loro scelte di giustizia sociale e pace. Nella scuola di don Milani Bergoglio incontrerà i suoi ex alunni. «Ha subìto incomprensioni»

Un'altra spallata di papa Francesco a una certa Chiesa del passato chiusa e timorosa rispetto all'impegno sociale: il pontefice riabilita e rende omaggio a due preti italiani, amati dalla gente ma non dalle gerarchie ecclesiastiche. Sono don Lorenzo Milani e don Primo Mazzolari, preti scomodi: il Papa argentino il 20 giugno si recherà sulle loro tombe e dopo Bozzolo volerà a Barbiana (provincia e diocesi di Firenze). Una visita privata, di solo quattro ore e mezzo in tutto, la più breve di tutto il pontificato, ma carica di significato. Di don Milani (1923-1967)autore di «Lettera ad una professoressa , il Papa aveva parlato giusto domenica attraverso un insolito video messaggio alla manifestazione “Tempo di Libri”, a Milano, dove nel pomeriggio è stata presentata l’edizione completa di “Tutte le Opere” del sacerdote, con alcuni inediti, curata dallo storico reggiano Alberto Melloni per la collana dei Meridiani Mondadori. Sottolineando che la sua inquietudine «non era frutto di ribellione ma di amore e di tenerezza per i suoi ragazzi». Ragazzi che, ancora viventi, incontrerà nella scuola di Barbiana assieme ad alcuni ospiti di case-famiglia, eredità della rivoluzione educativa di don Milani.
«Grande gioia» e gratitudine è stata espressa dal cardinale di Firenze Giuseppe Betori che definisce don Milani «un sacerdote che ha illuminato la storia del secolo scorso, in un cammino personale che, pur dovendo sopportare tensioni e incomprensioni, lo ha visto rimanere sempre fedele a Cristo e alla Chiesa».
Don Milani continua a subire ingiurie e calunnie (come quelle recenti sui suoi orientamenti sessuali) e il viaggio di papa Francesco assume i contorni di un momento “riparatore” nel quale la Chiesa ritrova i suoi profeti dimenticati ed inascoltati. Non a caso Francesco, sempre nel video messaggio, ha citato «qualche attrito e qualche scintilla, come pure qualche incomprensione con le strutture ecclesiastiche e civili, a causa della sua proposta educativa, della sua predilezione per i poveri e della difesa dell’obiezione di coscienza»
Don Primo Mazzolari visse negli anni della guerra e si dedicò sempre agli ultimi. Un prete anti-sistema che non ebbe paura di porsi contro il fascismo. Per lui già dal 2015 è partito l'iter per la beatificazione con postulatore, don Bruno Bignami, presidente della Fondazione mazzolariana. Un parroco-scrittore (1890-1959) che subì un attentato fascista nel 1931 e dopo l’8 settembre del 1943 partecipò attivamente alla lotta di liberazione. Arrestato e poi rilasciato, restò in clandestinità sino al 25 aprile del 1945. Nel dopoguerra i suoi scritti sulla pace gli valsero le sanzioni ecclesiastiche: nel 1951 gli fu imposto di non scrivere senza la preventiva revisione dell’autorità religiosa e nel 1954 si aggiunse il divieto di predicare fuori della parrocchia e di scrivere di materie sociali.
Vite travagliate che però oggi, sono diventate punto di riferimento per molti e faro per la chiesa di papa Bergoglio, che si inchinerà da pellegrino sulle loro tombe.(fr.r.)

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