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SERMIDE 

Condannati i ladri dell’ex teleferica. Uno inneggiò all’Isis

SERMIDE. Quando l’hanno arrestato mentre stava tentando di rubare all’interno dell’ex teleferica di Sermide, aveva inneggiato all’Isis, minacciando i carabinieri e le loro famiglie. Messo ai...

SERMIDE. Quando l’hanno arrestato mentre stava tentando di rubare all’interno dell’ex teleferica di Sermide, aveva inneggiato all’Isis, minacciando i carabinieri e le loro famiglie. Messo ai domiciliari è anche evaso finendo così in carcere. Ieri mattina Hamza Kourki, insieme al complice soprannominato Baba, è comparso davanti al giudice Rosati e al pubblico ministero Alberto Sergi. Al termine dell’udienza ha incassato un anno e quattro mesi senza sospensione della pena. Otto mesi e 140 euro di multa, invece, al complice. La pubblica accusa aveva chiesto quasi il doppio della pena.
Il fatto risale alla fine di dicembre dello scorso anno. Tutto avviene poco dopo la mezzanotte quando entra in funzione l’allarme dell’edificio comunale collegato alla centrale operativa dei carabinieri di Gonzaga. La pattuglia di Ostiglia si trova proprio da quelle parti e interviene, supportata in seguito anche dai colleghi del nucleo radiomobile della compagnia. Davanti alla porta dell’edificio sorprendono un uomo. È il palo, messo apposta di guardia, ma non ha il tempo di avvertire il complice. Tenta la fuga strattonando i carabinieri, ma dopo pochi metri viene bloccato. Ha 27 anni, abita a Pilastri, ed è conosciuto con il nome di "Baba". A quel punto gli uomini dell’Arma fanno irruzione all’interno dello stabile. Il magrebino viene sorpreso barricato nei bagni degli uffici. Vent’anni, pregiudicato, residente a Carbonara di Po, reagisce violentemente aggredendo con calci e pugni i carabinieri, danneggiando due porte e mandando in frantumi una vetrata blindata. Urla. È fuori di sé e minaccia i carabinieri e le loro famiglie dicendo che a vendicarlo saranno i "fratelli dell’Isis". Lo ripete più volte mentre viene portato in caserma, dov’è identificato e arrestato. Due carabinieri rimangono feriti nella collutazione e sono costretti a ricorrere alle cure del pronto soccorso di Pieve, dal quale vengono dimessi con cinque giorni di prognosi.

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