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LAVORO

A Mantova l’edilizia prova a ripartire. Persi 1.400 posti in 9 anni 

Avviata la discussione per il rinnovo del contratto provinciale scaduto nel 2015. Fillea Cgil: «Il post-terremoto ha frenato l’emorragia, ora vigilare sugli appalti»

MANTOVA. La crisi è nei grandi numeri e nei piccoli dettagli, nei 1.400 posti bruciati dall’edilizia mantovana tra il 2008 e questo spicchio di 2017 (ma in Lombardia è andata pure peggio), e nella gamella da cui i manovali sono tornati a pescare il loro pasto, senza allontanarsi dal cantiere: due volte vittime, gli operai edili, della contrazione del lavoro e della spregiudicatezza di certe aziende che si aggiudicano gli appalti a colpi di ribassi per poi rifarsi sui lavoratori. Il tema è sul tavolo della discussione tra i sindacati, Confindustria e Ance (Associazione nazionale costruttori edili), tornati a confrontarsi sul contratto provinciale scaduto da un paio d’anni. Contratto che integra quello nazionale in tema di indennità, mensa e altre tutele.

«L’impegno comune è affermare un principio di legalità negli appalti, scoraggiando la concorrenza sleale di chi applica ribassi impossibili da sostenere, se non sulla pelle degli operai» conferma il segretario Fillea Cgil, Claudio Pasolini. A rivendicare alla Cgil il merito di aver difeso l’imperativo della trasparenza è il segretario provinciale Daniele Soffiati, che ricorda come uno dei due quesiti referendari, poi disinnescati e recepiti dal Governo, riguardasse proprio il ripristino della responsabilità solidale negli appalti. Che le imprese scelte siano solide e serie è anche nell’interesse del committente.

La crisi è nei numeri della Cassa Edile: a livello regionale tra il 2011 e il 2015 sono stati persi 39.463 posti di lavoro, passando da 143.184 a 103.721 addetti (-30% circa). «Lo storico evidenzia un progressivo e continuo calo degli occupati, proseguito anche nel 2016» aggiorna il dato Pasolini. Così in tutte le province lombarde, con l’eccezione di Mantova, dove pure l’esercito dei lavoratori si è asciugato dai 5mila addetti del 2008 ai 3.617 del marzo 2017, ma con un andamento diverso. «L’ultimo calo netto dell’occupazione nel settore si ha nel passaggio dal 2011 al 2012 (da 4.202 addetti a 3.791) – annota il segretario Fillea – poi si nota una stabilizzazione». Attenzione però a leggere nei dati una ripresa strutturale, la traiettoria dell’occupazione è infatti agganciata a un evento eccezionale, il sisma del 2012 «che ha richiesto un maggiore impiego di piccole e medie imprese edili».

A raccontare della violenza della crisi sono anche l’elenco dei giganti franati sul campo – tra gli altri Scattolini&Foroncelli, Coopsette, la Leale – e i tanti cantieri fantasma che cariano il paesaggio. «Grandi opere all’orizzonte non ce ne sono e stiamo ancora cercando di capire come le realtà edili del Mantovano potranno entrare nella riqualificazione dell’ex Ceramica e dell’area di San Nicolò – ragiona in prospettiva Pasolini – Rimane vago e ancora non del tutto chiaro come si svilupperà l’alta velocità nel Basso Garda-Alto Mantovano». Il punto fermo resta l’attività di vigilanza sulle gare di appalto. Dignità massima contro massimo ribasso.

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