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Il razzismo negli Usa raccontato con i colori hip hop di "Dear White People"

I presupposti sono interessanti, lo sviluppo lascia a desiderare e alla fine le aspettative vengono disattese anche se ci si affeziona ai personaggi

MANTOVA. Un tema attuale (evergreen, purtroppo) e importante, il razzismo, trattato in modo leggero. L'idea, ripresa da un film indie del 2014, è interessante, le aspettative alte. Dear White People è una di quelle serie che ti viene voglia di provare. Sam è una studentessa di colore che conduce una trasmissione radio all'università. Un college elitario, tra i migliori degli Stati Uniti, dove si scopre essere molto più diffuso di quanto si possa immaginare un razzismo strisciante e velenoso.

La stagione comincia bene, sebbene la fotografia dai colori hip hop renda il tutto tendente al fumetto, come fa anche la scenografia. Ogni puntata è incentrata su un personaggio e consente di avvicinarsi agli eventi da diversi punti di vista, narrativa portata in auge da Lost e che si ritrova in altre serie di questi anni: tra le altre l'iperdiscussa 13.

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Ci sono ben in vista le dinamiche universitarie scanzonate e social e una ritrovata passione politica, che riporta ad anni molto più impegnati degli attuali. La protagonista Logan Browning veste positivamente i panni della pasionaria, leader del movimento.

Se il tema principale è forte, potenzialmente esplosivo, gli autori per farlo "digerire" ad ogni tipo di pubblico scelgono di affiancargli le vicende personali dei ventenni protagonisti (con un cast composto da potenziali fotomodelli in ogni dove). Ecco allora che Dear White People scivola in una direzione che convice poco. Anziché tratteggiare i personaggi in profondità si preferisce scavare, poco e non sempre in modo efficace, tra le pieghe delle loro relazioni. Le scene di sesso poi, usate a piene mani, sono spesso poco pertinenti e abbastanza superflue.

I protagonisti di Dear White People
I protagonisti di Dear White People

In definitiva pur comprendendo i motivi della scelta "dramedy" avremmo preferito di gran lunga una drama nuda e cruda e non ci piace la decisione di approfondire solo alcuni personaggi lasciando che altri diventino macchiette caricaturali. Strappare un sorriso è possibile anche con una scrittura più raffinata, specialmente se si decide di incidere con un tema che non è vietato affrontare in modo scanzonato ma è obbligatorio trattare evitando le banalità. Ai produttori e agli sceneggiatori di Dear White People invece ne sono scappate troppe per poter promuovere una serie dalle grandi potenzialità inespresse.

Restano una manciata di ottime interpretazioni, segnatevi i nomi degli attori. Di alcuni di loro sentiremo parlare ancora.

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