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Cantieri avanti tutta. Ora spazio al pubblico 

Mantova. A cinque anni dal sisma, per le abitazioni finanziato il 60% dei lavori, e la metà è già terminata. Ok anche le imprese. Da quest’anno sono scattati i controlli sulle pratiche

MANTOVA. La ricostruzione di case e imprese che avanza spedita. Il numero di sfollati che cala altrettanto celermente, mentre ora il Mantovano si prepara ad affrontare il nodo degli edifici pubblici da ricostruire (municipi, scuole e chiese) e delle infrastrutture come il ponte di San Benedetto Po. E già si affaccia quella che sarà la coda di tutto il lavoro: il ripescaggio di tutti coloro che, pur avendo diritto agli indennizzi, non li hanno ricevuti per errore o ritardo nella presentazione della domanda; il recupero di altri beni culturali esclusi dai primi elenchi; la riqualificazione dei centri storici.

Su tutto, una certezza: i fondi non mancano. Coprono la totale sistemazione dei danni ricevuti dai privati, delle chiese e degli edifici pubblici. E se qualche decina di milioni potrebbe ancora mancare (circa 920 milioni la stima del danno, datata 2012, mentre è di 900 milioni il conto a spanne dei soldi finora stanziati) è anche vero che nuovi stanziamenti potrebbero arrivare e che, con l’avanzare della ricostruzione, le varie voci di spesa dovrebbero riservare qualche avanzo da reinvestire sui capitoli ancora aperti.


IL PUNTO. Questo, comunque, il quadro che si può tracciare della ricostruzione post-terremoto nel Mantovano a cinque anni di distanza dalla prima delle terribili scosse che tra il maggio e giugno del 2012 misero ko la Bassa. Come un motore a diesel che stenta in avvio ma poi inizia a macinare i chilometri, anche la macchina della ricostruzione – stando ai numeri forniti alla Gazzetta dalla struttura commissariale – procede ora spedita. Siamo nel punto, spiegano allo Ster, in cui il faro dell’attenzione si sta progressivamente spostando dalla ricostruzione del patrimonio privato a quella del pubblico. Se cioè per case e imprese si sta affrontando l’ultima fase nella valutazione delle istruttorie (a spanne si prevede di finire con le pratiche entro dicembre se non per i primi mesi del 2018), ora c’è tutto il patrimonio pubblico da sistemare. Questo sarà l’anno di grandi cantieri già in corso che riguardano chiese, municipi e scuole. E non vanno certo dimenticati i lavori per il nuovo ponte di San Benedetto Po, opera attesa e per la quale sono stati stanziati 34 milioni.

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COME IN FRIULI. «Come da noi sempre detto – spiega Anna Lisa Baroni, consigliere regionale e delegata dal commissario-governatore Roberto Maroni a seguire la ricostruzione – la nostra scelta è stata quella di dare la precedenza a imprese e case, per permettere al territorio di rimettersi subito in moto. Ora pensiamo al resto». Dagli ultimi report, anche se solo a livello di stima, trapela anche una linea temporale entro la quale si punta a terminare il grosso della ricostruzione: 2020-2022. Dai dieci ai dodici anni rispetto alla data del sisma: «Il nostro modello di ricostruzione – spiega la Baroni – rimane il Friuli. In dieci anni avevano ricostruito tutto». A margine di un incontro con i sindaci del terremoto, la Baroni e Roberto Cerretti, responsabile tecnico della struttura commissariale, snocciolano le ultime cifre che permettono di inquadrare lo stato dell’arte all’aprile 2017.

LE CASE. Iniziamo, dunque, dalla ricostruzione delle abitazioni. Sommando le due categorie di danni in cui si divide la casistica (parziale inagibilità e totale inagibilità) si arriva al totale di 1.358 domande di rimborso presentate. Di queste, 191 (pari al 14,1%) sono state o ritirate o respinte dopo la valutazione dei tecnici. Delle restanti, 345 (25,4%) sono ancora in istruttoria mentre 822 (60,5%) sono già state finanziate. E di queste 822, 434 (il 32% del totale) corrispondono a lavori già completati e 388 a lavori in corso (28,6%).
Insomma, a breve sei case su dieci saranno sistemate. Naturalmente si tratta di dati in media: per le abitazioni parzialmente inagibili i lavori sono un po’ più avanti che per quelle totalmente inagibili, che richiedono interventi più complessi.

LE AZIENDE. E passiamo al capitolo imprese. Totale pratiche 610, di cui 88 (14,4%) ritirate o respinte. Ne restano 522: 47 (7,7%) sono in istruttoria, 475 (77,86%) sono già state finanziate con 230 lavori finiti (37,7%) e 245 da finire (40,1%).
Di pari passo con l’aumentare delle case ricostruite, diminuiscono gli sfollati. Se lo scorso autunno c’erano ancora 185 famiglie a prendere il contributo per l’autonoma sistemazione (l’assegnino mensile per chi deve pagarsi un’altra casa) a fine marzo il loro numero è sceso a 158. In tutto 401 persone. Alcuni di questi sono stati pizzicati negli scorsi mesi a prendere il contributo pur non avendone più diritto. «Gente che era tornata a vivere in casa ma continuava a prendere il contributo. Parenti che nel frattempo sono andati via ma per i quali i famigliari hanno continuato a incassare – spiegano dalla struttura commissariale –. Ebbene, i chi è stato colto in errore ha dovuto restituire tutto».

I CONTROLLI. Se c’è una novità a contraddistinguere questa fase della ricostruzione è proprio l’avvio di una robusta serie di controlli su quanto fatto finora. Le pratiche istruite, i fondi e il loro utilizzo, le opere realizzate. Se ne stanno occupando i Comuni, la struttura commissariale e da quest’anno la società del ministero Invitalia: i suoi tecnici dall’inizio dell’anno stanno passando al setaccio, a campione, le varie pratiche. L’obiettivo è di controllare almeno il 15% dei cantieri privati nel territorio del cratere, e almeno il 50% al di fuori.

MUNICIPI E CHIESE. Quanto agli edifici pubblici, bisogna tenere d’occhio il piano della ricostruzione. Finora sistemati due scuole e due municipi. Restano da avviare o completare i cantieri in sei scuole, tredici municipi, 53 immobili a uso pubblico, sette opere di bonifica. In totale, oltre 117 milioni di lavori. Per queste opere nel corso del 2016 è stato dichiarato con un’ordinanza il finanziamento completo e integrale delle opere.

CENTRI STORICI. I nuovi capitoli sono ora la riqualificazione dei centri storici e la sistemazione dei beni culturali. Quattordici Comuni hanno presentato piano organici di ricostruzione, riqualificazione e rifunzionalizzazione del proprio centro. Servono in totale 83 milioni anche se non è detto meno, perché i progetti saranno passati al vaglio e, spiegano allo Ster, bisognerà cercare di discernere gli interventi legati ai danni da terremoto da quelli meno attinenti. Quanto ai beni culturali, c’è una lista di 28 edifici che è stata portata dalla Soprintendenza: tra questi la chiesa di San Maurizio a Mantova, il teatro all’Antica e le chiese della Beata vergine del Carmine e dell’Incoronata a Sabbioneta, Villa Galvagnina a Moglia. Anche qui, il conto dice per ora quaranta milioni di fabbisogno.

«Alla fine della ricostruzione – spiegano Baroni e Cerretti– avremo messo mano a qualcosa come 2.500 edifici». Insomma, la Bassa avrà come cambiato volto.
A soffiare nelle vele della ricostruzione c’è anche la giustizia amministrativa: di tutti i ricorsi al Tar (il tribunale amministrativo) presentati, molti con richiesta di sospendere tutta la procedura, nessuno ha visto la struttura commissariale come perdente.
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