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Maroni: al referendum votano sì anche il Pd e Palazzi 

Il Governatore sicuro: la richiesta di autonomia sarà appoggiata dai cittadini, solo Tafazzi direbbe no. «Salvini? Spetta a lui decidere le alleanze per la Regione. Io lo convincerò che l’attuale va confermata»

L'intervista a Maroni nella redazione della Gazzetta di Mantova Un assaggio dell'intervista al presidente della Regione, Roberto Maroni, che, incalzato dalle domande della Gazzetta di Mantova, ha parlato anche del referendum per l'autonomia della Lombardia, della Lega Nord e di infrastrutture (video Di Gangi)

MANTOVA. A metà tour mantovano, il governatore lombardo Roberto Manroni (leghista) fa tappa in Gazzetta per un’intervista. Si parte dal referendum sull’autonomia lombarda del 22 ottobre («firmerò la sua indizione il 29 maggio a Cremona, per la festa della Lombardia» annuncia), spazia su altri temi politici come il futuro della Lega a trazione Salvini, senza trascurare quelli amministrativi legati alle infrastrutture che i mantovani attendono.

Perché i lombardi dovrebbero votare sì al referendum sull’autonomia del 22 ottobre?

«Il referendum per la Lombardia e il Veneto è dal punto di vista politico la cosa più importante della legislativa perché può cambiare davvero il futuro della Regione. Io voglio negoziare con il governo il 50% del residuo fiscale lombardo, cioè la differenza tra quanto i lombardi pagano di tasse e quanto ricevono indietro dallo Stato ogni anno. Il residuo fiscale della Lombardia è il più alto in assoluto e corrisponde a 54 miliardi di euro all’anno. Io voglio trattenere il 50%, cioè 27 miliardi in più all’anno. Il bilancio della Regione è di 23 miliardi; con altri 27 risolveremmo tutti i problemi. E potremmo dire ad un’impresa straniera che se vuole investire qui potrebbe non pagare per tre anni le tasse. Come avviene in Svizzera. Non vedo, dunque, come un cittadino di buon senso possa votare no al referendum. Compito nostro sarà quello di comunicare il significato vero del referendum e mi pare che anche se il Pd ha detto che è contrario, molti sindaci, compreso quello di Mantova, hanno detto che voteranno sì. Solo Tafazzi può votare no».

Si dice che lei abbia la tentazione di abbinare il referendum al voto anticipato in Regione. È vero?

«È una costruzione romanzata della decisione che ho preso di presentare un emendamento che modifica la legge regionale che impedirebbe di tenere in un unico giorno referendum ed elezioni regionali e politiche».

Chi decide le alleanze in Regione, lei o Salvini?

«La mia maggioranza è nata nel 2013, prima che ci fosse la separazione tra Ncd e Forza Italia e si è replicata in Liguria. Io con Ncd non ho grandi problemi. La maggioranza funziona, mi aiuta a portare i risultati, perché cambiarla? Salvini ha un’altra opinione. Decide il segretario, mio compito sarà di convincerlo che va replicata».

E se Bossi dovesse andarsene dalla Lega?

«Bossi non può andarsene, lui è il fondatore della Lega assieme a pochi altri, tra cui il sottoscritto. Rimarrà, non ho dubbi. E per sua scelta».

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Domenica si terrà il congresso della Lega che incoronerà Salvini segretario; in quell’occasione cosa dovrebbe dire lo sfidante alle primarie Fava?

«Fava ha l’ambizione di dire che è il punto di riferimento di una vasta area di militanti della Lega che non condividono il progetto di espansione al sud perché lo vedono come una diminuzione dell’impegno della Lega sulla questione settentrionale. Io non sono contro il progetto di Salvini, ma il suo progetto deve essere compensato da un rafforzamento del Prima al nord».

L’asse della Lega si è spostato nettamente a destra...

«La Lega è un partito post ideologico né di destra né di sinistra. L’alleanza con la Le Pen l’ho definita tattica e non strategica: la tattica è che entrambi, Lega e Front national, sono contro questa Europa, ma la strategia è diversa: la Le Pen vuole ritornare agli stati nazionali, noi vogliano andare oltre, all’Europa delle Regioni. Salvini non la pensa come me, ma sono convinto che supereremo le divergenze».

Il disegno della Lega è uscire dall’euro... 

«L’Europa è un’istituzione che così come è non funziona. Noi siamo favorevoli ad una vera riforma che se deve passare da una crisi, che vuol dire la Brexit e poi l’uscita dall’euro, ben venga; non perché siamo contro l’Europa ma perché siamo per l’Europa delle Regioni. Qualche cosa in questa direzione è già stato fatto perché Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Friuli, Trentino e Val d’Aosta dal 2016 fanno parte della macro regione europea delle Alpi».

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Come pensa di risolvere la questione della mancata tangenziale di Goito, opera accessoria nel progetto autostradale Tirreno-Brennero, ora bloccato dal Governo, e che necessita di investimenti stimati tra i 100 e i 150 milioni di euro? Chi ce li metterà?

«Non certo la Regione visto che il Governo ha già rinunciato al Ti-bre. Per me è un’opera che serve, ma c’è una norma strampalata secondo la quale noi possiamo fare debito solo nel limite dello stock del debito che abbiamo di un miliardo e mezzo».

Senza Tibre mancheranno i flussi di traffico necessari per rendere economicamente sostenibile l’autostrada Mantova-Cremona, promossa dalla stessa Regione. Avete fatto una valutazione aggiornata della situazione? Andrete avanti con la Mantova-Cremona o no?

Maroni lascia rispondere l’assessore Gianni Fava: «Il ministro Delrio ha detto che il Tibre non si fa più, ci sono quasi 9 chilometri di tracciato che coincide con quello della Mantova-Cremona e credo che sia abbastanza difficile pensare che ci sia la sostenibilità economica di quell’opera. E non per volontà della Regione. La concessionaria Stradivaria ha cercato di migliorare il progetto della viabilità mantovana, ma pensare di realizzare una strada che arriva a Piadena e poi si ferma e riparte a Ospitaletto di Marcaria è singolare».

Emergenza strade: da rifare 590 chilometri Allarme manutenzione delle strade. Il presidente della Provincia Morselli riunisce i sindaci e chiede di unirsi alla protesta per i tagli a palazzo di Bagno: «Serve manutenzione urgente sul 50% dei nostri asfalti. Conto da 56 milioni di euro, è insostenibile»

Che fine ha fatto l’idea dell’ospedale interregionale di Pieve di Coriano?

Fava: «È un ospedale che serve più che altro gli emiliani. La Regione Lombardia ha chiesto alla Regione Emilia Romagna di avere un’interlocuzione immediata e diretta, ma fino ad oggi non ha risposto. Solleciteremo una risposta in sede di conferenza Stato-Regioni».

Maroni: «Abbiamo messo 145.510 euro il 4 maggio scorso, però il tema è tutto politico».

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