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MANTOVA

Sisma, mancano 60 milioni. Nuovo ponte sul Po dal 2019 

A San Benedetto l’incontro con i sindaci: possibile finanziare i danni ritardatari. Taglio del nastro e colpi di martello per l’avvio simbolico del maxi cantiere

MANTOVA. Scrosci di applausi e di pioggia hanno salutato il taglio del nastro con il quale governatore lombardo Roberto Maroni oggi, 19 maggio, alle 16 ha dato simbolicamente il via ai lavori di riqualificazione del ponte di San Benedetto. Un gesto al quale sono seguiti gli altrettanto simbolici colpi di martello inflitti ad una delle pile di fondazione del manufatto con i quali il presidente lombardo ha raffigurato altrettanto metaforicamente quello che sarà il destino dell’opera progettata a metà degli anni ’60 ed oggi ferita dal tempo e dalle scosse del terremoto del 2012.

La completa riqualificazione, con un ammodernamento che prevede due ponti ad arco e la demolizione dell’esistente, cantiere che diventerà una delle opere ingegneristiche più significative del Mantovano.
È stato questo il momento più significativo del pomeriggio di Maroni in terra mantovana che ha visto la tappa sambenedettina e poi lo spostamento a Gonzaga. In prima battuta Maroni ha voluto incontrare i 15 sindaci del cratere sismico per fare il punto della ricostruzione a 5 anni esatti (era il 20 maggio del 2012) dalla prima scossa Ai primi cittadini che hanno elencato una serie di questioni ancora aperte, Maroni ha offerto una prima risposta: la possibilità di verificare le pratiche mai presentate, dando possibilità ai ritardatari di rientrare nei possibili finanziamenti.

Il punto della situazione, nella sala consiliare del complesso del Polirone, è stata fatta da Anna Lisa Baroni, delegata da Maroni per il terremoto che ha ricordato gli 815 milioni già assegnati. «All’appello ne mancano ancora circa 60 – ha detto – in gran parte generati dai 120 progetti sulla rivitalizzazione dei centri storici».
Maroni ha sottolineato l’importanza del lavoro di squadra, ha elogiato l’opera del precedente presidente provinciale Alessandro Pastacci e, di fronte alla richiesta del sindaco di Rodigo Gianni Chizzoni, che attende ancora una tranche di finanziamento per il teatro, ha spiegato che la priorità della ricognizione dei danni non ancora riconosciuti spetta per ora ai Comuni del cratere, lasciando comunque la porta aperta anche agli altri.

Spostandosi nel palco allestito nel futuro cantiere del ponte, Maroni ha spiegato che qui ha funzionato la sinergia fra enti locali. «Abbiamo investito bene 30 milioni - ha detto - la parola ora passa ai tecnici, ma noi vigileremo soprattutto sui tempi d’esecuzione perché tutto si concluda nel gennaio 2019, ma anche prima». Una “sfida” che Alfonso Toto, alla guida del colosso Toto costruzioni che con la bresciana Vezzola costruirà l’opera, ha raccolto.

Caloroso il benvenuto dato dal sindaco Roberto Lasagna, seguito dalla collega bagnolese Manuela Badalotti. Entrambi hanno ribadito la necessità, fortemente sentita dalla popolazione, di avviare velocemente i lavori e finire nei tempi in modo da riunione nuovamente le due comunità di qua e di là del fiume. «Una sfida - hanno ricordato sia Anna Lisa Baroni, sia il presidente provinciale Mauro Morselli - che ha beneficiato dei buoni rapporti fra le istituzioni». Il taglio del nastro, con le forbici offerte dalla piccola Anna, 8 anni, e i colpi di martello hanno suggellato quindi questa parte della giornata mantovana di Maroni.
(ha collaborato oriana Caleffi)

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