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La lotta all'insetto predatore: vespa velutina, cattura difficile 

Apicoltori preoccupati per le ripercussioni sulle api: «Le bottiglie-trappola sono l’unico mezzo»

MANTOVA. «Al momento le bottiglie trappola sono l'unico mezzo per combattere la vespa velutina, ma la loro efficacia è scarsa». Questo è quanto è emerso dalla conferenza sull'insetto predatore di api che si è tenuta sabato mattina a Carbonara di Po. Uno studio di contrasto condotto da ricercatori del Centro di ricerca agricoltura e ambiente di Bologna sembra efficace nella fase sperimentale. «Ma non si potrà mettere in campo prima di tre anni – spiegano gli stessi operatori del Centro – con questo metodo, pensiamo che si possa eradicare l'animale in una zona dove ci sono ancora pochi nidi».

Questo è un serio problema perché la velutina nel giro di tre anni dall'insediamento in un territorio cresce in maniera esponenziale e diventa distruttiva per gli alveari. Da un nido di questa vespa, si calcola escano circa 350 regine per la stagione successiva, ogni regina è in grado di costituire un nuovo nido, a sopravvivere sono solo il 5, 10 per cento delle regine, ma questo significa che ogni nido potenzialmente ne genera tra i 15 e i 50 l'anno successivo. Un esemplare è stato trovato in aprile a Borgofranco, ma non il nido. Infatti l'unica possibilità per contenere la diffusione al momento è individuare il nido in tempo, primavera, e distruggerlo prima che le nuove regine escano. Gli apicoltori, presenti in buon numero, hanno dimostrato preoccupazione: «Conosciamo il problema – hanno detto – e sappiamo che in Francia e Liguria la velutina sta causando gravi danni».

 

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