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Acquanegra

Emergenza nutrie: l’ira degli agricoltori: «Catture impossibili»

Protesta ad Acquanegra: danni enormi nei campi. Ma ormai siamo stati abbandonati dalle istituzioni

ACQUANEGRA SUL CHIESE. Prosegue la lotta per arginare il problema delle nutrie, il castorino importato dal Sud America per le pellicce e da decenni diffusi nelle campagne dell’Italia centro settentrionale con punte record in pianura Padana. Gli incontri pubblici promossi e voluti dalle amministrazioni comunali con cittadini ed agricoltori, la promozione di corsi provinciali per abilitare operatori per la cattura e l’abbattimento dei roditori non hanno risolto il problema. Anzi. «Le nutrie sono aumentate – dicono alcuni agricoltori della zona di Acquanegra –. Nei cambi abbiamo danni per migliaia di euro e oramai non abbiamo più strumenti per combatterle. Ci sentiamo abbandonati».

Il punto è che, stando ai diretti interessati, la nuova modalità di contenimento delle nutrie che ha sostituito i piani provinciali non funziona. La nuova normativa prevede una abilitazione di tipo A che consente, a chi è già munito di licenza di caccia, di occuparsi degli abbattimenti con sparo e di tipo B che invece permette la cattura solo con gabbie. Cattura ed abbattimento sono affidate alle persone che hanno frequentato e che quindi sono stati abilitati dai corsi. Ma per poter procedere, occorre formare delle squadre sotto la supervisione di una guardia venatoria provinciale (che si sono ridotte in pochi anni da 15 a 9 ndr), oppure di una agente di polizia locale oppure di un volontario ittico venatorio. «Il problema è che questo personale non è sempre disponibile – spiegano gli agricoltori –. Poiché le battute di caccia si fanno dopo il tramonto, come si fa a chiedere ad un vigile, che magari ha lavorato tutto il giorno, di scortare la squadra alle catture»?

Il secondo problema concreto è relativo proprio agli agricoltori, autorizzati (se abilitati con i corsi) a posare gabbie anche fuori del loro terreno. «Ma l’esperienza dice che nessuno lo fa ed è già una gara dura cercare di salvaguardare i propri terreni» dicono gli agricoltori che lamentano la mancanza di aiuto da parte delle amministrazioni. «Molti sindaci hanno promesso aiuti, ma non si è visto nulla. Nei nostri campi i danni sono evidenti, ma non ci sono rimborsi. Siamo ormai ostaggio delle nutrie».



Qualche Comune ha acquistato le gabbie per darle agli agricoltori: «Ma, alla fine si tratta di una gabbia o due al massimo per imprenditori agricoli che hanno decine di ettari di terreno che controllare» spiegano.

Infine, ma è uno dei problemi più sentiti, la soppressione degli esemplari catturati con le gabbie deve avvenire attraverso una pistola speciale. «Ma nessun agricoltore se l’è comprata» confermano gli imprenditori agricoli della zona. «Ognuno fa da sé».

Resta infine il nodo dei finanziamenti. Se sino al 2013 funzionavano i piani provinciali sui quali nei 12 anni di vigenza si sono investiti 1,2 milioni, la Regione ora ha sbloccato 1,6 milioni, vincolati alla compartecipazione: il Pirellone darà un euro solo a chi ne metterà a disposizione altrettanto. Ma fra rimborsi agli operatori (circa 5 euro a capo, per i circa 300 operatori) e costi per lo stoccaggio nei freezer dei capi abbattuti i soldi si esauriscono in fretta. E fra gli ostacoli e le difficoltà a cacciare e la mancanza di risorse, il numero delle nutrie, avrebbe ormai superato le 350mila.
 

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