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L’annuncio di Maroni: 160 treni nuovi

Piano straordinario da 1,6 miliardi di euro. I 5 Stelle all’attacco: «È marketing elettorale, in cassa soltanto 100 milioni»

MILANO. Oltre 1,6 miliardi di euro per comprare subito 160 treni nuovi, «il provvedimento più importante della storia della Regione Lombardia»: l’annuncio del presidente Roberto Maroni, con gli assessori Alessandro Sorte e Massimo Garavaglia, piove nel pieno della polemica sulla sicurezza a bordo, lungo la Mantova-Milano e non solo, sia per i pendolari sia per i capitreno, che minacciano una protesta ruvida. Il tema, però, è rimasto ai margini, fuori dalla cornice della conferenza stampa di Maroni, che i 5 Stelle accusano a stretto giro di marketing elettorale, denunciando il “barbatrucco”: «A guardar bene le carte, da qui al 2019 lo stanziamento sarà di soli 100 milioni sul 1,6 miliardi annunciati». Insomma, sono «le solite promesse iperboliche sulle spalle di viaggiatori e pendolari costretti a treni da terzo mondo».

«L’emendamento approvato oggi (11 luglio, ndr) ci consentirà di attivare subito tre gare di appalto per comprare almeno 160 treni con i quali rinnoveremo completamente la flotta di Trenord» informa Sorte, rivendicando il valore di un emendamento «che stravolge il sistema ferroviario lombardo. Siamo l’unica regione in Italia che non ha tagliato il servizio, che non ha aumentato le tariffe negli ultimi 3 anni e che continua a crescere come numero di utenti. Oggi trasportiamo 730mila persone, che diventeranno oltre 1 milione entro 5 anni». Nel dettaglio, i nuovi convogli verranno così ripartiti: il 65% sarà costituito da treni suburbani ad alta capacità, a due piani, destinati alle linee S, che collegano l’area dell’hinterland al centro di Milano, e al Passante Ferroviario del capoluogo lombardo; il 15% da treni regionali a trazione diesel, destinati alle linee non elettrificate (aree di Pavia, Cremona, Brescia); il restante 20% viaggerà sulle altre linee regionali.

Attualmente i treni in servizio sono circa 350, di cui circa la metà è nuova (entrata in servizio dopo il 2007), e l’altra, piena di acciacchi, datata tra i 27 e i 42 anni. Già ridotto dai 25 anni del 2000 ai 18 di oggi, l’età media dei «materiali rotabili» (come si dice in burocratese ferroviario) si assottiglierà ulteriormente a 12 anni nel 2025, quando il piano straordinario d’investimenti arriverà al capolinea. Piano che sarà inserito nella legge di assestamento di bilancio, attesa in aula il 28. Secondo la stima di Sorte, i tempi di consegna dei primi treni sono di circa 2 anni dalla sottoscrizione dei contratti di fornitura, quindi i convogli entreranno in servizio con un ritmo di 2/4 al mese.

«Partendo dal noto principio in base al quale da ogni crisi può nascere un’opportunità, dopo i problemi per colpa del caldo, abbiamo svolto una serie di incontri e valutato come risolvere la situazione: abbiamo deciso di fare questo straordinario investimento, che è la risposta immediata e coerente» scandisce Maroni, dividendo il merito con i suoi assessori, e i vertici di Ferrovie Nord Milano e Trenord. Un grazie, condizionato, anche al Governo, che ha stanziato 100 milioni, «ma noi siamo diversi rispetto alle altre Regioni».
 

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