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'Ndrangheta: Antonio Muto assolto anche in Appello

Confermata a Brescia, dopo otto ore di camera di consiglio, la sentenza di primo grado. Sull'imprenditore nessuna prova di legami con le cosche

MANTOVA. La Corte d’appello di Brescia ha assolto da tutti le accuse di reato Antonio Muto, l'imprenditore accusato di concorso esterno all'associazione mafiosa dei Grande Aracri. La sentenza, che conferma l’assoluzione ottenuta anche in primo grado, è stata emessa giovedì 13 luglio alle 18.30, dopo oltre otto ore di camera di consiglio. Il costruttore, che in questo momento si trova agli arresti domiciliari per un altro procedimento penale che ha in corso, era presente in aula con il figlio. La Corte d’appello ha anche rideterminato e riqualificato le pene degli altri imputati. Francesco Lamanna, il direttore dei lavori nei cantieri edili del boss della ’ndrangheta cutrese Nicolino Grande Aracri, condannato in primo grado a 9 anni e 4 mesi, ha visto aumentare la sua pena a 10 anni e 4 mesi di reclusione più seimila euro di multa. Per Alfonso Martino, già condannato a Reggio Emilia a 9 anni di carcere i giudici dell’Appello hanno confermato la condanna in primo grado di 8 anni e 2000 euro di multa. Riduzione di pena invece per Paolo Signifredi, il liquidatore, che ha portato a casa 5 anni e 27 giorni di reclusione. Per quanto riguarda invece i testimoni Salvatore Cozza ed Enrico Covelli, i giudici hanno deciso di rimettere gli atti che li riguardano alla Procura, perché indaghi sulla loro posizione processuale.

A sostenere l’accusa sono stati i due sostituti della Dda bresciana vista la particolare complessità del dibattimento. In osservanza delle sentenze della Cassazione e della Corte europea dei diritti dell’uomo, c’è stata infatti una riapertura dell’istruttoria con l’audizione di alcuni dichiaranti. Solitamente invece, nei processi d’Appello l’accusa è rappresentata da un procuratore generale, cioè un Pm, più “anziano” professionalmente ed anagraficamente rispetto a quello che ha sostenuto l’accusa in primo grado. Contro Antonio Muto dunque, anche per i giudici dell’Appello solo indizi ma nessuna prova.

L'altro punto del ricorso era stata la condanna a 9 anni e 4 mesi a Lamanna per associazione mafiosa con l'assoluzione dalle accuse di estorsioni. I giudici dell’Appello, in questo caso gli hanno aumentato la pena di un anno.
 

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