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Roverbella

Celava le perdite ai clienti. Il promotore patteggia

Per nascondere le consistenti perdite finanziarie, frutto di investimenti sbagliati, spostava grosse somme di denaro da un conto all’altro dei clienti, utilizzando i loro codici riservati.

ROVERBELLA. Per nascondere le consistenti perdite finanziarie, frutto di investimenti sbagliati, spostava grosse somme di denaro da un conto all’altro dei clienti, utilizzando i loro codici riservati. Il gioco ha funzionato per alcuni anni finché qualcuno non l’ha scoperto. Da qui la denuncia per appropriazione indebita poi approdata alla Direzione distrettuale antimafia di Brescia, in quanto reato informatico.

A finire nei guai Livio Corghi, 57 anni, di Roverbella all’epoca dei fatti promotore finanziario. L’uomo nei giorni scorsi, davanti al giudice Stefano Aresu, ha patteggiato un anno e tre mesi di reclusione e seicento euro di multa. Non è la prima volta che Corghi deve rispondere di questo tipo di reati, al punto che già nell’ottobre del 2013 la Consob l’aveva radiato dall’albo.

L’ex professionista è finito davanti al giudice per aver distratto le somme di clienti tramite operazioni finanziarie non autorizzate che hanno avuto come beneficiari altri clienti seguiti dal promotore. Secondo le accuse che gli sono state rivolte avrebbe anche prodotto e consegnato ad alcuni clienti dei falsi rendiconti, oltre a fare operazioni bancarie non autorizzate tramite i codici dei clienti, allo scopo non solo di occultare le perdite ma anche di simulare il pagamento di cedole e interessi.

La Procura di Brescia, coinvolta per il tipo di reato, aveva chiesto il suo rinvio a giudizio nel febbraio di quest’anno, dopo la sua sparizione da Roverbella, nel luglio del 2012.

Secondo il pubblico ministero Erika Battaglia, la cui ipotesi accusatoria ha trovato riscontro nella decisione del giudice Aresu, Corghi, utilizzando la sua rete di conoscenze e la fiducia di cui godeva, al punto da avere la password dei conti correnti dei clienti, avrebbe investito il denaro dei suoi clienti in modo non corretto, configurando quindi anche i reati di truffa, appropriazione indebita e frode informatica. Le persone che hanno sporto denuncia nei suoi confronti sono una decina, per un controvalore (presunto) di quasi venti milioni di euro.

Per sette di questi dieci casi il pubblico ministero bresciano ha chiesto l'archiviazione e i difensori si sono opposti. Per tre, invece, è stato chiesto il giudizio. Oggi Corghi vivrebbe in Piemonte in una comunità religiosa.

 

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