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MANTOVA

I turisti fuggono dai musei roventi

Due studiosi francesi costretti a sospendere la visita per il caldo soffocante di palazzo Te e palazzo San Sebastiano

MANTOVA. Fuga da Palazzo Te. Non è il titolo di un film, ma quanto è capitato giorni fa ad una coppia di turisti francesi in visita alla reggia estiva dei Gonzaga. E proprio perché è estate, le sale affrescate ma soprattutto quelle al piano superiore, nel sottotetto, che ospitano le collezioni di monete gonzaghesche, si sono arroventate. Fino a diventare un forno.

«A un certo punto, ci siamo sentiti soffocare e siamo stati costretti ad uscire, interrompendo una visita molto interessante» raccontano dispiaciuti i due turisti, tra l’altro storici dell’arte, venuti apposta a Mantova per ammirare Palazzo Te e il vicino Palazzo San Sebastiano. E proprio nella sede dei musei civici della città, che affaccia su largo 24 maggio, l’altro episodio. Simile a quello verificatosi poco prima al Te. Una volta saliti all’ultimo piano di San Sebastiano, i due turisti sono stati assaliti dal caldo soffocante. Così, hanno dovuto battere in ritirata senza poter ammirare i quadri esposti. «Un vero peccato perché eravamo venuti dalla Francia a Mantova per abbinare turismo e studio» affermano i due. E per fortuna che erano capitati in una giornata, quella di venerdì scorso, in cui il caldo afoso delle ultime settimane si era attenuato. «Ma se non c’è l’impianto di climatizzazione...» hanno sottolineato pensando, evidentemente, al Louvre che si colloca nell’élite mondiale dei musei anche grazie ai servizi che offre ai visitatori.

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Stefano Benetti, direttore di Palazzo Te e di San Sebastiano, allarga le braccia: «I turisti hanno ragione, quando c’è caldo le stanze ai piani alti si arroventano, visto che non esiste l’impianto di climatizzazione». Strano verrebbe da dire, perché regolare temperature e umidità servirebbe anche per conservare le opere d’arte. Benetti lo sa, ma tranquillizza tutti: «Le opere sono sotto controllo. La climatizzazione è obbligatoria solo per la collezione egizia: lì cui sono legni millenari che vanno salvaguardati. Altrove, come nelle sale affrescate, abbiamo dei sensori collegati al computer che tengono sotto controllo il livello di umidità e la temperatura. Per esempio, nelle sale dei Cavalli e dei Giganti, sono quelle due stecche nere graduate che si notano, che consentono di misurare umidità e temperatura a diverse altezze. A seconda del bisogno si aprono e si chiudono le finestre. E se ci dovesse essere un’emergenza, siamo pronti a spostare le opere in un ambiente climatizzato. Ma finora non è mai successo».

Stessa situazione a Palazzo San Sebastiano, «ma qui - annuncia Benetti - è previsto l’impianto di climatizzazione, già progettato e già finanziato. I lavori dovrebbero partire a breve. Per quanto riguarda, invece, Palazzo Te non lo escludo, nell’ambito della rifunzionalizzazione degli spazi museali e del riordino delle collezioni civiche, già previsti».
 

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