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MANTOVA

Malore a tre giorni dal parto. La corsa in ospedale è dirottata

La neonata in terapia a Mantova ma la madre viene spedita all’ospedale di Pieve, più vicino a casa. La donna sfida la burocrazia e scende dall’ambulanza in lacrime: «Vado dove c’è la mia bimba»

MANTOVA. La figlia, nata prematura, è ricoverata in terapia intensiva all’ospedale di Mantova. La mamma, tornata a casa nel Basso Mantovano, tre giorni dopo il parto si sente male. Ma l’ambulanza, invece di condurla al Poma dove si trova la figlia, riceve l’ordine di dirottarla all’ospedale di Pieve di Coriano. «È la prassi, siete fuori zona» si è sentito rispondere il compagno della donna dalla sala operativa regionale del servizio d’emergenza 118, che ha sede a Pavia. A questo punto la madre in lacrime è scesa dall’ambulanza, facendosi accompagnare in auto dalla sua bimba.

Il fatto è successo domenica in un comune del Basso Mantovano. A denunciare l’accaduto il padre della bimba, del quale omettiamo le generalità a tutela della minore. «La mia compagna ha avuto le doglie giovedì – spiega al telefono – la bimba è nata all’ospedale di Mantova prematura, cinquanta giorni prima del termine. Per fortuna è comunque andato tutto bene. Eravamo al settimo cielo perché è la prima figlia». I genitori sono preoccupati per la piccola, che viene ricoverata in terapia intensiva pediatrica, ma sanno che è in buone mani. Sabato mattina arrivano le dimissioni della puerpera che torna a casa. Domenica pomeriggio, però, la donna si sente male. Dolori alla testa, nausea, capogiri. Il compagno chiama telefonicamente il 118 per farla ricoverare all’ospedale.

«Erano circa le 13. Dopo tre quarti d’ora l’ambulanza è arrivata, un mezzo della Croce verde partito da Mantova». Infermiera e autista caricano la donna. «Ci hanno detto che non c’era campo per il cellulare e non riuscivano a comunicare con la centrale, ma che comunque si avviavano verso l’ospedale di Mantova». Fatti nemmeno 500 metri, però, l’ambulanza si ferma. «È sceso l’operatore e mi ha detto che c’era un problema. Che l’aveva chiamato la centrale a Pavia e che non autorizzavano il trasporto a Mantova, ma all’ospedale di Pieve. Chiedo di parlare direttamente con la centrale e l’operatore mi conferma che siamo fuori zona, che non può impegnare un ambulanza in un tratto sino a Mantova e che deve fare così per la prassi. Io spiego che a Mantova c’è nostra figlia ricoverata in rianimazione pediatrica e che la mamma non può finire in un altro ospedale, ma non c’è verso di convincerlo. Nonostante anche i due operatori della Croce Verde abbiamo mostrato grande disponibilità e sensibilità al caso».

La madre, nel frattempo, sente tutto e scoppia in lacrime perché teme di essere staccata dalla figlia. «A quel punto abbiamo deciso di rifiutare il servizio. La mia compagna era già scesa dall’ambulanza in preda al panico e così l’ho accompagnata con la mia auto a Mantova. Dove peraltro c’è nostra figlia ricoverata e quindi una cartella clinica aperta facilmente collegabile alla madre. Io capisco che si debbano seguire delle regole, ma anche il buon senso».
 

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