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Esplosione a Pomponesco. È l’ora delle polemiche

L’opposizione all’attacco: «Serve un presidio d’emergenza, va riaperto il tavolo». Attività produttiva al via entro pochi giorni nell’area non sottoposta a sequestro

POMPONESCO. All’indomani dell’esplosione alla Chimica Pomponesco, il sindaco Giuseppe Baruffaldi ha ordinato messa in sicurezza e ripristino della parte di stabilimento interessata, «mediante rimozione delle strutture pericolanti e dei liquidi potenzialmente pericolosi». Le modalità dell’intervento sono indicate in una nota sottoscritta dal comando provinciale Vigili del fuoco.

La centrifuga esplosa (nell’area di essiccazione degli scarti di lavorazione dei polimeri acrilici) è stata posta sotto sequestro giudiziario da Ats Valpadana, al fine di accertare le cause. I vigili del fuoco hanno transennato l’intera area: ad essa potrà accedere – per le operazioni di messa in sicurezza - solo personale autorizzato ed informato sui rischi presenti. Prima delle opere di demolizione, dovranno essere svuotati quattro serbatoi di cloruro di metilene e una squadra di pompieri dovrà assistere all’operazione. Prima della riattivazione degli impianti, la ditta dovrà inviare al comando l’asseverazione di un tecnico abilitato sull’avvenuto ripristino a regola d’arte. I vigili del fuoco hanno disposto anche tutta una serie di prescrizioni collegate, compresa la verifica sismica delle costruzioni.

Baruffaldi sottolinea che non si sono ravvisate problematiche di tipo ambientale: «La nube notata da alcuni cittadini è durata pochi secondi ed era costituita dalla polvere smossa dal crollo del solaio. La foto circolata sui social non si riferisce a Pomponesco. Non si sono verificati sversamenti né emissioni di sostanze chimiche». Lo scoppio può essere dovuto a carenze manutentive? «Sulle cause per ora non possiamo dire nulla. Ma i vigili del fuoco mi hanno assicurato di avere verificato solo la primavera scorsa la regolarità e costanza degli interventi manutentivi interni». Secondo il sindaco, il piano di emergenza ha funzionato egregiamente: «Enti e protezione civile si sono attivati in maniera tempestiva».

Va invece all’attacco il consigliere d’opposizione Silvia Angelicchio.

«Pochi mesi fa, l’amministrazione Baruffaldi aveva autorizzato un ampliamento della capacità produttiva dell’azienda, “a rischio di incidente rilevante”, senza tuttavia ottenere alcuna forma di presidio ambientale o di emergenza. Gli chiediamo di riaprire il tavolo, a tutela del territorio. Ci risulta, tra l’altro, che Baruffaldi abbia declinato l’invito, fatto dal Comune di Viadana ai Comuni limitrofi, di sostenere parte dei costi di realizzazione della nuova caserma dei Vigili del fuoco. Confidiamo che questo grave evento possa convincerlo che si tratta di una priorità».

Restano da capire i tempi per la ripresa dell’attività produttiva. Un argomento delicato, visto che l’azienda dà lavoro a 150 dipendenti. Il destino dell’area posta sotto sequestro correrà su binari diversi rispetto alla parte dell’azienda non interessata dallo scoppio. «Contiamo, dopo aver compiuto alcuni interventi minimi, di riattivare la produzione in 3/4 dell’azienda a metà della prossima settimana - spiega il direttore generale Alberto Tarana -. Discorso diverso per l’area sotto sequestro, dove erano impegnati una decina di lavoratori. In questo caso lo stop sarà di alcuni mesi».
Riccardo Negri
 

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