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Mantova dà la caccia alle perdite d’acqua con il satellite

Da settembre la rete idrica provinciale gestita da Tea sarà scansionata con una tecnologia brevettata in Israele per la ricerca su altri pianeti

MANTOVA. Un satellite per scovare le falle negli oltre 1.400 chilometri di rete idrica che portano acqua potabile in più di 97mila case sparse per la provincia. È una tecnologia israeliana all’avanguardia studiata addirittura per trovare acqua su altri pianeti, quella che Tea Acque ha deciso di adottare per contrastare le perdite occulte dalle tubazioni interrate collegate con gli acquedotti, cioè quelle fuoriuscite che non si manifestano in modo visibile quindi difficili da localizzare in tempi brevi. «L’obiettivo è soprattutto ambientale– chiarisce l’amministratore delegato Piero Falsina – si tratta di risparmiare una risorsa che ad oggi c’è ma non è infinita ed è nostro dovere non sprecarla. Sono tecnologie che hanno senso in gestioni integrate ed è importante applicarle all’intero bacino provinciale». Un bacino che oggi conta 300mila abitanti suddivisi in 43 Comuni (gestiti da Tea attraverso Tea Acque e Aqa) di cui 36 dotati di acquedotto.

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Con un investimento di 100mila euro, la scansione satellitare della rete di distribuzione di acqua potabile nel mantovano partirà ai primi di settembre e durerà circa 6 settimane. «Fino ad oggi la localizzazione di una perdita avveniva con un metodo fisico – spiega Manuela Pedroni, responsabile del servizio idrico di Tea Acque – se in una zona viene segnalato un consumo eccessivo e anomalo, intervengono le squadre di tecnici dotate di uno strumento che si chiama geofono che misurando il rumore dello scroscio cerca di individuare la falla e a quel punto si parte con lo scavo». Un sistema lungo e dispendioso quello tradizionale che impiega in media «circa 80 giorni per scovare perdite in 500 chilometri di rete – aggiunge l’esperta – mentre con la ricerca guidata dal satellite ci vorranno circa 10 giorni».

Ma ecco in cosa consisterà il nuovo sistema brevettato dalla start up israeliana Utilis fondata nel 2013 da investitori privati, ricercatori e dal responsabile dell’ufficio del ministero dell’Economia dello Stato d’Israele. «Le perdite vengono rilevate da un satellite – prosegue Pedroni – che si trova a 637 chilometri dalla terra e utilizza tecnologia Sar, vale a dire un sistema di rilevamento radar a microonde. Viene inviata sulla terra un’onda elettromagnetica con onde radar in grado di penetrare oltre che l’atmosfera anche materiali differenti». Un algoritmo consente al satellite di distinguere, in base ai valori di conducibilità, i diversi tipi di acqua presenti nel terreno come acqua di falda, di fiume, grezza o potabile e di concentrarsi su quest’ultima. Utilizzabile sia di giorno sia di notte, con qualsiasi condizione meteo e una capacità di penetrazione fino a circa due metri di profondità, la scansione procederà in quattro step: definizione dell’area di interesse, acquisizione dell’immagine satellitare a cui in un terzo momento sovrapporre la mappa delle tubazioni che verrà restituita a Tea Acque con evidenziate le perdite. Ogni falla sarà indicata con un cerchio colorato e a colori diversi corrisponderanno differenti intensità di fuoriuscita. Già utilizzato da altre multiutility italiane come Hera, si stima che Utilis possa consentire di localizzare fino a 6 perdite al giorno contro le 1,76 di oggi: «Ci consentirà di indirizzare le ricerche in modo puntuale, creando una priorità negli interventi». Obiettivo: una gestione sempre più strategica per un servizio e una risorsa così importanti.
 

 

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