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L’Alta Velocità si avvicina: forse fermerà a S. Martino

La Basso Garda a dieci minuti d’auto da Ponti. Stop alla deviazione a Montichiari. Via libera dal Cipe, cantieri in autunno. Ma gli ambientalisti presentano appello

PONTI SUL MINCIO. Il Comitato interministeriale per le programmazione economica (il Cipe) ha dato via libera alla costruzione della linea Tav fra Brescia e Verona, mentre è stato presentato appello al Consiglio di Stato da parte di una sessantina fra associazioni ambientaliste e privati cittadini mentre. Un tracciato profondamente modificato rispetto al progetto originario e che non vedrà più la deviazione (shunt in inglese) di 30 chilometri per Montichiari e il suo aeroporto. Al suo posto inizierà lo studio per il quadruplicamento della linea in uscita da Brescia città. Altra novità, lo studio di una possibile fermata per favorire l’accessibilità turistica del Basso Garda a San Martino della Battaglia, non distante dall’attuale casello autostradale di Sirmione a dieci minuti d’auto da Ponti ed una quindicina da Monzambano.

Lo stop definitivo alla variante di Montichiari farà risparmiare circa 850 milioni, circa mezzo milione sarà però necessario per il potenziamento della linea storica in uscita da Brescia, soluzione oggi adottata e della quale era sponsor proprio il Comune capoluogo assieme all’attuale amministratore delegato di Fs, il bresciano Renato Mazzoncini. Amministratore che si è però schierato contro la fermata Tav a Sirmione, considerata non economica.

Il Cipe ha dato via libera al primo lotto dell’opera fra Mazzano (Bs) e Verona; 43 chilometri che costeranno quasi due miliardi. I lavori dovrebbero iniziare in autunno, presumibilmente ad ottobre, dalla galleria di Lonato, 7,4 chilometri di lunghezza, a nord di Castiglione delle Stiviere, e dureranno sette anni.

Oltre al progetto definitivo, il Comitato interministeriale ha anche approvato l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio, la dichiarazione di pubblica utilità, la compatibilità ambientale e l’intesa sulla localizzazione, strumenti tecnico-burocratici che consentiranno la veloce partenza del cantiere.

Per quanto riguarda infine l’appello al Consiglio di Stato, è stato presentato «con la richiesta di rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia europea». Si fonda su sei doglianze: la mancanza di una gara pubblica; la non ottemperanza delle prescrizioni ambientali e del Consiglio superiore dei lavori pubblici; la mancata valutazione della “opzione zero”; l’assenza della Valutazione ambientale strategica (Vas); la mancata tutela del laghetto del Frassino e infine la reiterazione dei vincoli urbanistici.


 

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