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Nei guai 7 neofascisti mantovani

Giovane aggredito in via Calvi, scattano le prime denunce. Polizia a caccia di un ottavo assalitore

MANTOVA. Scattano le prime denunce per il raid neofascista di sabato notte in città. Sette, e tutti mantovani, gli aggressori del giovane di sinistra assalito all’esterno di un locale di via Calvi. Ma l’indagine è appena all’inizio e potrebbe riservare sorprese nonché possibili collegamenti con gruppi fuori regione. La Digos ha già trasmesso gli atti in procura. Spetterà ora al magistrato decidere sulle sorti giudiziarie di ogni componente del gruppo. I primi risultati di un’inchiesta portata avanti con rapidità, come prospettato dal questore, sono dunque arrivati.

La vicenda continua a rivestire una connotazione politica ed è un segnale d’allarme di una tensione sociale che il capo della polizia è deciso a stroncare. E con lui tutte le forze dell’ordine e i rappresentanti dello Stato ai massimi livelli. Non è un caso che il prefetto di Mantova abbia convocato, per lunedì prossimo, una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. Nel corso dell’incontro, durante il quale sarà approfondita la vicenda e altri aspetti connessi all’ordine pubblico, sarà presente anche il sindaco Mattia Palazzi.

Sul pestaggio interviene anche il deputato Giovanni Paglia della segreteria nazionale di Sinistra Italiana che scrive: «È in grado il ministro dell’Interno, fortemente impegnato in questi giorni a controllare Ong e a sgomberare centri sociali e di aggregazione, di garantire la sicurezza e il rispetto dell’ordine costituzionale davanti a gentaglia ben nota, ma che viene lasciata libera di mettere la testa in giro e fare danni?».

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Il gruppo di giovani di estrema destra, dopo l’aggressione, ha raggiunto piazza Virgiliana dove ha distribuito adesivi con la dicitura Veneto Front Skinhead / Progetto Nazionale e preso di mira una casa. Credevano si trattasse dell’abitazione del giovane appena aggredito: tolto un volantino della Tea, hanno inciso sulla porta una svastica. Ma la casa non era quella giusta, è quella di un giovane che sabato non era a Mantova, ma che ha lo stesso soprannome del giovane ferito. «L’episodio – ha commentato il questore Salvatore Pagliazzo Bonanno – è sicuramente assimilabile a contrasti di natura politica. Ma al di là della connotazione si tratta di un fatto estremamente grave che deve essere perseguito con decisione».

Nella giornata di lunedì la Digos ha sentito buona parte dei testimoni presenti al raid e i sospetti sui partecipanti al pestaggio hanno trovato conferma. Così com’è stata confermata la presenza di un giovane di San Benedetto Po riconosciuto da un ex compagno di scuola.

Sono sicuramente servite le immagini fornite da alcune telecamere del centro storico che, con ogni probabilità, hanno ripreso sia l’arrivo che la fuga del commando.

Anche la vittima dell’aggressione, Lorenzo, un trentenne che non ha mai nascosto le sue simpatie per la sinistra, è riuscito a fornire dettagli importanti per l’individuazione degli assalitori.


 

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