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«Ridateci l’Iva sui rifiuti»: in sessanta scrivono a Tea

Parte la prima richiesta unica di rimborso promossa da Federconsumatori. L’azienda: «Rivolgetevi all’Erario». L’associazione: «Trovate una soluzione»

MANTOVA. «Ridateci l’Iva sui rifiuti»: lunga sessanta firme, la prima richiesta unica di rimborso indirizzata a Tea sarà spedita oggi (11 agosto) da Federconsumatori. “Prima” perché è quasi pronta una seconda richiesta con altrettante firme e, intanto, l’associazione continua a organizzare lo scontento di chi sente di aver subìto un torto. E ha conservato le bollette dei rifiuti per dimostrarlo. La vicenda è quella dell’Imposta sul valore aggiunto applicata alla Tariffa d’igiene ambientale che, a dispetto del nome, è una tassa e, in quanto tale, non assoggettabile all’Iva. Vicenda annosa che racconta di un pasticcio burocratico all’italiana, un groviglio attorno al quale continuano ad annodarsi rivendicazioni e sentenze di segno opposto. Calcolando una media di 100 euro a utente, la cifra chiesta indietro a Tea ammonta a 6mila euro.

Cifra che colloca il contenzioso nel campo delle questioni di principio: «Non è una battaglia contro Tea – ripete il presidente di Federconsumatori, Luigi Pace – è un fatto di giustizia sociale. Visto che Tea vive dei proventi dei cittadini, riteniamo giusto che restituisca loro i soldi dell’Iva che non avrebbero dovuto pagare. Tutto qua. L’azienda avrebbe dovuto muoversi spontaneamente, senza che noi mettessimo in mezzo gli avvocati. E invece».

E invece c’è voluta la causa pilota del signor Antonio Sinigaglia di Borgo Virgilio – al quale hanno dato ragione sia il giudice di pace sia il tribunale – perché Federconsumatori mettesse in marcia questa richiesta collettiva. Senza arretrare davanti all’argomento di Tea: i soldi dell’Iva che gli utenti vorrebbero indietro sono già stati girati all’Erario e, se pure l’azienda accettasse di restituirli, l’obbligo della copertura integrale dei costi le imporrebbe poi di ricaricare la spesa nelle fatture successive. «Che trovi una formula per scalare l’Iva in bolletta» insiste di Pace.

La battaglia è anche di diritto, in punta di norma. Alla causa pilota di Sinigaglia, Tea oppone una sentenza del giudice di Pace di Lucca (settembre 2016), secondo il quale la richiesta di rimborso va rivolta all’Agenzia delle Entrate «in quanto vero destinatario delle somme introitate a titolo di Iva». L’unico punto fermo di questo vortice burocratico l’ha messo la Corte costituzionale nel 2009, stabilendo l'illegittimità dell’Iva al 10% applicata sulla Tariffa d’igiene ambientale (Tia).

Di acronimo in acronimo, dopo la Tia2 e la Tares, si è arrivati alla Tari. Per Tea si tratta di «tipologie di prelievi sui rifiuti aventi natura di corrispettivo qualora applicate in presenza si un sistema di misurazione puntuale dei rifiuti». Ma anche su questo punto Federconsumatori non è d’accordo: «L’impressione è che abbiano cercato di aggirare l’ostacolo – incalza Pace – Ci riserviamo quindi di aprire un nuovo contenzioso».

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