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Diploma in 4 anni, Belfiore e Fermi interessati a provarci

Prime ipotesi di candidatura dopo la proposta del ministro. No da Suzzara e Castiglione: «Offerta già troppo debole» 

MANTOVA. Via alla sperimentazione: le superiori in quattro anni in cento tra licei e istituti tecnici italiani. Un’iniziativa, quella promossa dal ministro Valeria Fedeli, che non ha raccolto il consenso dei sindacati della scuola e che divide anche i presidi mantovani. «Non si può attivare un’innovazione ordinamentale senza una visione della scuola alta, attenta ai bisogni reali degli studenti – spiega Francesco Sinopoli, segretario generale della Federazione lavoratori della conoscenza Cgil – il taglio di un anno causa una perdita di organici, impoverisce drasticamente la qualità dell’offerta formativa del sistema scolastico pubblico e danneggia le fasce più deboli della popolazione scolastica».

Al contrario, alcuni istituti superiori mantovani sembrano intravedere un potenziale: «Questa sperimentazione può essere molto interessante per alcuni dei nostri corsi, ci sto pensando e credo che proporrò al collegio docenti di inizio settembre di candidarci alla sperimentazione» commenta Marina Bordonali, dirigente del liceo scientifico Belfiore. Un pensiero condiviso anche dal dirigente Daniele Morandini dell’istituto Itis- Fermi: «Sarà sicuramente una bella sfida ma credo valga la pena sperimentare strade nuove, inoltre la nostra struttura potrebbe accogliere questo tipo di iniziativa che richiede un buon uso della tecnologia a fine didattico». Fiduciosa anche la preside degli istituti D’Arco e D’Este: «Sono possibilista, credo sia un’opportunità ma non priva di rischi – spiega Maria Rosa Cremonesi – l’abbassamento dell’età di uscita dalle scuole superiori ci permette di allinearci al resto d’Europa e questo può andare a vantaggio degli studenti. Ma solo se questa riduzione del percorso non si traduce operativamente in una semplice decapitazione dei contenuti».

Più freddi invece gli istituti della provincia: «È da tempo che si parla di questa sperimentazione e già due anni fa ne avevo parlato con il collegio docenti – spiega Paola Bruschi dell’istituto Manzoni di Suzzara – ho un po’ di riserve nei confronti di questo progetto. Sulla carta l’uscita anticipata dalle superiori potrebbe essere una valida proposta, ma manca un presupposto fondamentale, cioè un mercato del lavoro flessibile e pronto ad accogliere i giovani. In ogni caso finire il percorso di studi in quattro anni al posto di cinque non comporta una riduzione dell’orario, gli studenti dovranno fare lo stesso numero di ore e lo stesso esame di Stato. Un altro grande problema è che la scuola dovrebbe essere un luogo di inclusione che viene incontro alle esigenze di tutti. Con questo progetto solo gli studenti più in gamba riuscirebbero a sostenere i ritmi proposti. Nella mia scuola ci sono diversi ragazzi certificati e stranieri e credo sia giusto che la scuola segua il ritmo di tutti. Complessivamente, guardandoci dentro, credo manchino le condizioni per la buona realizzazione del progetto».

Contrario anche il preside dell’istituto Gonzaga di Castiglione delle Stiviere: «Assolutamente no – dichiara secco Fabrizio Quadrani – è una forzatura senza senso. Bisogna potenziare la scuola nei progetti di alternanza scuola-lavoro e nel programma che ad oggi non consente lo studio dell’età contemporanea. Non dobbiamo seguire le mode e imitare a tutti i costi l’Europa, così distruggeremmo la scuola italiana».

Alice Liana Galli
 

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