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CANNETO SULL’OGLIO

Michele e Alex, italiani in stalla

La storia: tra fatica e orari impossibili. «È dura, ma andiamo avanti»

CANNETO SULL’OGLIO. La storia di Michele Albertin, in un’era dove certi “laurà de nà olta” (lavori di una volta) sono svolti ormai solo degli extracomunitari, racconta i sacrifici, l’impegno, le rinunce conditi dalla volontà, dall’entusiasmo, la costanza e la caparbietà di un ragazzo che fin da piccolo, con il fratello Alex, si è affiancato al papà e al nonno in stalla e a coltivare i campi della “Società agricola palazzetto di Albertin Francesco e figli”. Michele è un ragazzo di 26 anni, solare, carismatico, ama il gruppo Nomadi, ama andare a caccia e costantemente con il sorriso sulle labbra, non manca di postare sui social momenti di vita quotidiana lavorativa in compagnia delle sue “amiche” pezzate.

I ruoli tra i due fratelli sono divisi. Michele aiuta il padre Francesco nelle stalle, la madre Lorena si occupa dei vitellini e Alex di 27 anni lavora tutto il giorno nei campi sul trattore e non solo. La sveglia di Michele suona molto presto (alle 3 – 3.30) e con il padre scende in stalla e inizia la mungitura di circa 120 mucche. Nella zona si contano su una mano le aziende con allevamento di vacche, rari fiori all’occhiello dell’alto mantovano. Anche questa fornisce latte per il Grana Padano al caseificio sociale La Motta di Rodigo, ha all’incirca 300 capi di bestiame tra vacche, tori, manze, manzette e vitelli. Michele per due volte al giorno munge con il padre le vacche e ognuna di esse produce 35 litri circa di latte al giorno.

La sveglia di Alex suona verso le 5 quando comunque c’è ancora buio. A bordo dei suoi trattori lavora ininterrottamente come il fratello fermandosi solo poco a pranzo. «Non è facile un lavoro come questo, dove la giornata inizia con il buio e termina con il buio anche in estate – commentano i due fratelli – le vacche non vanno in vacanza e il latte lo producono sempre un paio di volte al giorno». Ma si riesce ad avere un po’ di vita sociale?

Loro rispondono che «se non l’avessimo ci penserebbe nostra mamma a mandarci fuori di casa a divertirci come fanno gli altri nostri amici, ovviamente solo il fine settimana grazie al doppio turno di nostro papà che ci sostituisce nel weekend». Michele ha costantemente 120 mucche che lo ascoltano quando canta. Sì perché lui canta sempre soprattutto i testi dei Nomadi, e questa sua passione lo ha portato a concorrere a diversi concorsi canori anche provinciali come “Una voce che si nota” dell’Avis. Il papà è orgoglioso dei suoi figlioli perché «solo i ragazzi che nascono in questo ambiente possono comprendere e riuscire a resistere ad un lavoro così pieno di sacrifici e rallentato da un’incredibile burocrazia». La mamma Lorena racconta che sono diversi i giovani italiani che si sono presentati a colloquio quando cercavano personale, ma preso atto degli orari e della quantità di lavoro da fare, sono spariti immediatamente.


 

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