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LAVORO

Profilo basso: solo un laureato ogni dieci assunti

Mantova tra le ultime province in Lombardia per richiesta di dottori. E il 76% dei contratti per i giovani è a tempo

MANTOVA. La laurea in tasca? Conta ancora per trovare lavoro, ma pesa sempre meno rispetto al passato, quando il “pezzo di carta” era un biglietto vincente sulla lotteria dell’occupazione. Quanto precario sia poi il lavoro offerto (e trovato) oggi, è un altro discorso. Ma l’orizzonte – terremotato dalla crisi e dal cronico rallentamento sul binario dell’innovazione – è lo stesso. Quello di un Paese che la percentuale di laureati tra i 30 ei 34 anni (26,2%) condanna al penultimo posto in Europa e di una provincia, la nostra, che dei “dottori” sembra non sapersene che fare: ogni dieci assunti si conta un solo laureato.

A denunciare la situazione è il segretario della Cgil, Daniele Soffiati, che mette in fila dati e preoccupazioni (per il commento leggi articolo a fianco). Mantova non è una provincia per laureati: l’evidenza statistica è nel recente rapporto dell’Osservatorio del mercato del lavoro di Palazzo di Bagno, che dedica un approfondimento alle dinamiche dei giovani tra i 18 e i 29 anni, concentrandosi sul «livello di skill», il bagaglio di competenze richiesto.

«La provincia di Mantova si caratterizza per una presenza maggiore di figure di basso livello di skill – si legge nel rapporto – infatti il 42% degli avviamenti complessivi avviene per il low level, segue il medium level con il 41% e infine l’high level con il 17%». Con differenze marcate per comparti: «Il Commercio e Servizi è l’unico settore che vede una presenza significativa di avviamenti per l’alto livello di skill, con una quota del 25%, mentre per i restanti settori si evidenzia un prevalere di basso e medio livello di skill. In particolare per l’Agricoltura e l’Industria in senso stretto la quota del basso livello di skill è pari rispettivamente al 90% per il primo e al 55% per il secondo; le Costruzioni hanno come quota percentuale maggiore il medio livello di skill che si attesta nell’intorno del 61%».

L’analisi combacia con i dati di Unioncamere sulle assunzioni programmate nel 2016 per titolo di studio (l’aggiornamento al 2017 è atteso per novembre): a Mantova è stata richiesta la laurea solo all’11,3%, il diploma superiore al 39,4%, la qualifica professionale al 19,8% e nessuna formazione specifica al 29,5%. Dati che ci schiacciano tra le ultime province in Lombardia, peggio di noi sono messe soltanto Como e Sondrio. Al primo posto svetta invece Milano, con una richiesta di laureati del 28,9% risspetto alle assunzioni previste.
 

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Morale, la laurea in tasca non è più garanzia di assunzione – secondo l’ultimo rapporto Almalaurea a un anno dalla tesi lavora il 70,8%, nel 2008 la percentuale era dell’87,1% – e, in ogni caso, il lavoro non è più quello fisso e sicuro di una volta. Con o senza laurea in tasca. La conferma è sempre nel rapporto dell’Osservatorio provinciale del mercato del lavoro. Questo il quadro: «Le comunicazioni obbligatorie riferite all’anno 2016, per i giovani tra i 18 e i 29 anni, ammontano complessivamente a circa 44 mila unità, di cui il 46% è relativo ad avviamenti (oltre 20 mila), il 40% a cessazioni (oltre 17 mila), la quota rimanente, pari al 14%, riguarda proroghe e trasformazioni contrattuali».

Nel dettaglio «la quota maggiore di avviamenti per i giovani, pari al 43%, è relativa a contratti a tempo determinato (oltre 8.7 mila), segue la somministrazione con il 24%, il tempo indeterminato con il 17%, l’apprendistato e le altre comunicazioni (tirocinio e lavori socialmente utili) con il 7% ciascuno, e infine il lavoro a progetto con l’1%». Tirando le somme, nel 2016 i contratti a tempo pesavano per un robustissimo 76%, contro il 69% dell’anno precedente. La ripresa? Non pervenuta.

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