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Si prepara la battaglia del Paiolo

Torna lo spettro del bosco cementificato, pronti gli ambientalisti. Il sindaco: il piano non mi convince

MANTOVA. La vendita all’asta dei terreni del lago Paiolo e la possibilità che risorga il piano urbanistico Nuovo ospedale, con le costruzioni previste, preoccupano non poco il comitato Salviamo il Paiolo. Ad esso si deve la lunga battaglia che ha condotto la Regione a dare l’ok al piano, ma con precisi vincoli di mitigazione ambientale da rispettare. Ora che case, negozi e uffici tornano a incombere su quel polmone verde dopo che il fallimento della società proprietaria, la Pitentino srl, aveva fatto pensare a un abbandono dell’idea di edificare la zona, gli ambientalisti sono pronti a far sentire di nuovo la loro voce.

«È inutile dire che siamo tranquilli – dice Cristina Cardarello, anima del comitato che negli anni scorsi raccolse circa 12mila firme contro il piano – sapevamo che dopo il fallimento i terreni sarebbero andati all’asta e, quindi, eravamo pronti a mobilitarci. Vediamo cosa succederà e, soprattutto, se quei terreni saranno venduti. Certo, sarebbe importante che oltre a noi si muovessero anche tanti altri cittadini magari con lettere alla Gazzetta e che il Comune fosse determinato a non rinnovare le concessioni edilizie ai futuri nuovi proprietari in modo da mantenere a verde l’intera area. Speriamo, insomma, che il Comune sia con noi. Intanto, al nostro fianco sappiamo che c’è Italia Nostra. L’unica cosa positiva è che chi comprerà il terreno ed erediterà il piano attuativo dovrà rispettare le opere di compensazione imposte dalla Regione, a cominciare dal bosco». La notizia dell’asta arriva proprio durante l’organizzazione della sua mostra di pittura il 16 settembre prossimo e l’ha un po’ spiazzata. Però, non si tira indietro e promette: «Sono pronta a riprendere la battaglia ambientalista».

Il sindaco Mattia Palazzi assicura che «la nostra valutazione sarà attentissima e mai superficiale. La conformazione urbanistica della città è particolare e poche sono le aree di sviluppo possibile. Questo ci impone di non sbagliare». Il primo cittadino ricorda che quel piano è tuttora vigente sino al 2019 e prorogatodi tre anni dal governo Monti: «Questo è un dato certo a cui sono obbligato ad attenermi. Sul piano tecnico faremo una verifica se e come quel piano interessi la legge regionale sul consumo di suolo». Nel merito, Palazzi dice di «avere diverse perplessità: vedremo come evolverà la situazione e valuteremo ciò che è possibile e giusto fare, anche perché chi acquisterà quei terreni dovrà rifare la paesistica».

Quanto allo sviluppo urbanistico della città, «vogliamo uscire dalla logica sommatoria dei singoli piani, troppo spesso risultata erronea e controproducente. Il tema non è in astratto se la città possa espandersi o no, ma dove, con quale coerenza, sostenibilità e qualità. Una pianificazione seria deve tenere insieme la continuità del tessuto urbano per evitare cattedrali nel deserto che diventano periferie non connesse, la sua sostenibilità, la qualità del costruito e i servizi, fondamentali per attrarre residenti e famiglie giovani». Non come è avvenuto finora: «In questi due anni stiamo mettendo pezze ad alcuni piani incompleti o che, per la crisi, sono naufragati». Fa sentire la sua voce contraria al piano il consigliere civico Luca De Marchi che chiede «la convocazione urgente della commissione territorio».
 

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