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Mantova, ventata d’ottimismo al rientro in fabbrica ma preoccupa il tessile

Riaperture post-ferie senza brutte sorprese nel Mantovano. Sindacati fiduciosi per i comparti metalmeccanico e chimico

MANTOVA. L’ottimismo trasversale racconta di una luce intravista in fondo al tunnel di una crisi ormai decennale. La riapertura delle fabbriche post-chiusura estiva vede i sindacati mantovani fiduciosi, ma le eccezioni non mancano così come le antenne vigili su comparti, come il tessile, che faticano più di altri.

Segnali positivi arrivano ad esempio dalle più grandi aziende metalmeccaniche della provincia come Iveco e Marcegaglia, «e crediamo ci siano le condizioni - spiega il segretario Fiom Mauro Mantovanelli - per dare corso a investimenti e assunzioni che riportino lavoro nel nostro territorio». All’Iveco di Suzzara i cancelli riaprono oggi con una produzione di 290 furgoni al giorno e la conferma di 250/300 interinali per i quali «negli ultimi mesi dell’anno ci aspettiamo una stabilizzazione visto che pare sia conclusa la questione esuberi a Brescia». Alla Marcegaglia di Gazoldo i cancelli sono aperti da ieri «e qui contiamo sul fatto che vadano a regime gli investimenti promessi per aumentare la produzione e quindi l’occupazione nonché per gli impianti e il ripristino del reparto di decapaggio». In città Belleli non ha invece chiuso per ferie tranne un paio di giorni a ferragosto: «Saranno da monitorare le nuove commesse, ma il problema resta quello delle relazioni sindacali e del mancato rispetto degli accordi» conclude Mantovanelli che anche per la Bondioli & Pavesi di Suzzara parla infine di «situazione tranquilla». «Negli ultimi giorni i mass media hanno evidenziato la ripresa in atto a livello nazionale e questo dato ha qualche ricaduta anche in provincia di Mantova, insomma la sensazione è che anche da noi sia in atto una svolta, che si sia toccato il fondo e si inizi a ripartire». Una “sensazione”, quella del segretario di Femca Cisl, Adolfo Feudatari, basata su constatazioni oggettive nei comparti di sua competenza come il tessile, il chimico e la gomma plastica: «Abbiamo un’assoluta diminuzione in percentuale e in termini numerici di richieste di crisi aziendali e di ammortizzatori - dice - inoltre in un certo numero di aziende si sta tornando a ragionare di accordi integrativi di secondo livello ovvero di premi aziendali. Certo è un ottimismo tutto da verificare e al momento non è possibile sapere quando tutto questo darà risultati anche dal punto di vista occupazionale, ma sarebbe importante che l’ultimo trimestre dell’anno confermasse questo trend positivo». Entrando nel dettaglio Feudatari non vede aree di crisi nel settore chimico, parla di «segnali positivi» in particolare dalle aziende tessili cittadine come Lubiam e Corneliani, si dice fiducioso per quelle dell’Alto Mantovano, e anche «il periodo critico vissuto dal biomedicale alcuni mesi fa sembra superato».

Meno ottimista per il settore tessile è invece Giovanni Pelizzoni segretario di Uiltec Uil: «Si tratta del settore più problematico e ben lontano dal superare la crisi - spiega - C’è ad esempio la questione delicata di Alsafil che ha chiesto il concordato preventivo e dove i 54 dipendenti sono in cassa integrazione straordinaria fino a gennaio». Ammessa al concordato preventivo e oggetto di una vendita al miglior offerente, l’azienda di produzione filati di Castiglione delle Stiviere vede già sul tavolo una proposta di acquisto presentata da un altro importante nome del comparto: la Fulgar di Castel Goffredo. Ma la preoccupazione di Pelizzoni è anche per altre aziende come lo storico calzificio Franzoni di Casaloldo che impiega una quarantina di persone e che ha chiesto di accedere al concordato preventivo. «La situazione in Lvt - prosegue - è invece in stand by, pagano le mensilità a fatica e a parte la ricapitalizzazione non sappiamo nulla di quanto annunciato nei mesi scorsi, lavoriamo quindi per un incontro a settembre per fare il punto».

Positivo, invece, l’andamento del comparto chimico «salvo che per Chimica Pomponesco dove stanno proseguendo i lavori dopo l’incidente», come anche per la gomma plastica dove «non vi sono aziende con criticità particolari: DeltaMed non ha quasi utilizzato la cassa integrazione chiesta e ha cambiato strategia, faremo comunque ulteriori valutazioni a metà settembre quando incontreremo l’azienda». Le antenne restano poi sintonizzate sul futuro del pennellificio Cinghiale di Cicognara «dove ad ottobre - spiega ancora il segretario Uiltec - scade la cassa integrazione per 40 dipendenti, abbiamo chiesto un incontro nel quale ribadiremo la nostra richiesta di contratti di solidarietà». Mentre «alla vetreria Verallia di Villa Poma - conclude Pelizzoni - sono ripartiti dopo il fermo dovuto ai lavori per il parziale crollo di un camino che è stato ripristinato».

Dal canto loro anche i sindacalisti di Filctem Cgil confermano che «per il settore chimico - dice Gerardino Santopietro - non ci sono particolari problematiche legate alla produzione a parte Chimica Pomponesco a causa dell’incidente», che «la chiusura a fine luglio di accordi integrativi lascia ben sperare» e che per il tessile «la cassa integrazione ordinaria è stata chiesta poco e questo è un dato particolarmente positivo - aggiunge Donatella Bignotti - ma ci sono aziende che teniamo monitorate come Alsafil e Franzoni che stanno cercando di superare la fase di difficoltà con il concordato o come Lvt che ha ancora un debito notevole nei confronti dei lavoratori, mentre per Csp il tavolo per le politiche attive aperto a Ceresara punta ora a ottenere un finanziamento regionale per i lavoratori lasciati a casa».


 

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