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Cartiera di Mantova,  nuovo esposto in Procura contro l’inceneritore

Pro-Gest, altra denuncia di Ciliegi: «L'impianto va sequestrato». Nel mirino anche Palazzi. «Documenti falsi per l’autorizzazione e il sindaco ha taciuto»

MANTOVA. Nuovo esposto in procura sull’inceneritore della ex cartiera Burgo. A presentarlo è stato l’ambientalista Sergio Ciliegi, già autore di un esposto che, nel febbraio scorso, si aggiunse a quello dell’ingegner Paolo Rabitti da cui è nata l’indagine del procuratore capo Manuela Fasolato sulla prima autorizzazione ambientale rilasciata al gruppo Pro-Gest dalla Provincia, necessaria per riprendere l’attività della cartiera chiusa da quattro anni. Nel mirino di Ciliegi non ci sono solo il dirigente e il funzionario della Provincia che hanno rilasciato adesso l’Autorizzazione integrata ambientale modificata rispetto a quella del 2016, ma anche il sindaco Palazzi. E compare anche la richiesta di sequestro dell’inceneritore.

Un fatto clamoroso dopo che l’azienda ha accettato le prescrizioni di ridurre la produzione di carta e cartone, di tagliare della metà la quantità di rifiuti da bruciare nell’inceneritore, di ridurre la potenza termica degli impianti di produzione di energia elettrica e di rinunciare a bruciare scarti di lavorazioni provenienti da altri stabilimenti. Nonostante la nuova Aia metta nero su bianco tutti gli impegni presi da Pro-Gest, Ciliegi chiede alla procura di far luce sulla nuova Aia che, a suo dire, si basa sulla «falsificazione documentale» dell’Autorizzazione integrata rilasciata nel giugno 2016.

«A differenza del mio primo esposto - spiega Ciliegi -, dove chiedevo di accertare eventuali responsabilità penali del dirigente che aveva rilasciato l’Aia del 2016 e da cui sono partite le indagini della procura per le ipotesi di reato di abuso d’ufficio e falso in atto pubblico, in quello di adesso chiedo di vagliare non solo l’operato dei funzionari della Provincia, l’istruttore del procedimento Giampiero Galeazzi e il dirigente responsabile e firmatario degli atti in questione Renzo Bonatti, ma anche quello del sindaco Mattia Palazzi. Inoltre - aggiunge Ciliegi - considerando la nuova situazione creatasi col rinvio a febbraio dell’udienza del Tar e l’annuncio della Pro-Gest di voler avviare l’impianto entro l’anno, ho chiesto alla procura di valutare l’opportunità di un sequestro dell’inceneritore per evitare danni alla popolazione».

Nell’esposto Ciliegi va giù duro riprendendo quanto scritto in sede di osservazioni alla modifica dell’Aia: «Alla Società cartiere di Villa Lagarina (del gruppo Pro-Gest e acquirente della ex cartiera Burgo, ndr.) l’Aia nel 2016 era stata rilasciata con falsificazione in sede di conferenza di servizi del documento oggetto di voltura relativamente all’attività di Ippc di incenerimento rifiuti». L’ambientalista chiede di vagliare l’operato del funzionario e del dirigente della Provincia «che hanno ritenuto di procedere nonostante fossero ben consapevoli della falsificazione documentale posta alla base dell’Aia che si accingevano a modificare», e del sindaco Palazzi, «che in sede di conferenza di servizi nulla ha obiettato relativamente a quella falsificazione, di cui aveva precisa contezza alla luce delle mie osservazioni, e che non ha presentato le prescrizioni di sua esclusiva competenza». Ciliegi chiede anche il sequestro dell’inceneritore perché «l’attività di incenerimento dei rifiuti non è stata autorizzata nei termini di legge; l’impianto non è conforme alla legge; la proprietà intende attivarlo prima che si sia pronunciato il Tar sul ricorso di cittadini e associazioni; i rifiuti contengono plastica e possono emettere diossina; l’area di ricaduta delle emissioni comprende tre quartieri densamente popolati dove ci sono scuole, asili e impianti sportivi». (Sa.Mor.)
 

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