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Rivolta in carcere, arrivano gli ispettori

Nuova notte di tensione in via Poma: due ore di urla e proteste. E intanto anche la Procura indaga sulla sommossa

MANTOVA. Ancora una notte di tensione nel carcere di via Poma. I detenuti, non avendo più nulla da distruggere né da incendiare, con gli oggetti metallici ancora disponibili hanno provocato un rumore assordante per almeno due ore. Nel frattempo la Procura ha aperto un’inchiesta per capire le ragioni della sommossa ed eventuali responsabilità. Questa mattina (12 settembre) da Milano sono arrivati anche due ispettori del dipartimento della giustizia che hanno incontrato il direttore della casa circondariale Rossella Padula.

«Stiamo risolvendo il problema - ha confermato la dirigente - Purtroppo ci sono stati dei ritardi nell’approvazione della pratica amministrativo contabile relativa ai lavori per l’installazione dell’antenna». La mancanza dei canali tivù da almeno un anno è stata una delle molle che ha fatto scattare la rivolta, iniziata sabato notte. In sostanza le tivù del carcere ricevono soltanto due canali: Rai Tre e Rai Quattro, di Rai Uno e Rai Due si vedono soltanto le figure. Tutti gli altri sono oscurati. Per questo, nell’inscenare la protesta, è stata evidenziata una palese violazione del diritto di informazione. A quanto pare erano stati presentati un paio di preventivi per l’installazione di un nuovo impianto, ma tutti bocciati. Oggi ne è stato presentato un terzo che probabilmente sarà approvato. La presenza degli ispettori ha sicuramente velocizzato la pratica.

Ma alla base della rivolta non c’è soltanto la tivù che, ricordiamo, si trova in ogni singola cella, ma ci sono anche le precarie condizioni igieniche e la scarsa qualità del cibo. E poi la noia. Proprio così. Molti detenuti, per il tramite dei loro avvocati, si lamentano che all’interno del carcere non riescono a svolgere alcuna attività. Sfaccendati dalla mattina alla sera è normale che trascorrano il loro tempo davanti alla televisione. L’aver ridotto drasticamente anche questa possibilità ha finito per esacerbare gli animi, facendo scattare la rivolta.

Una rivolta iniziata sabato 9 settembre e proseguita domenica notte. Due giorni nel corso dei quali sono stati incendiati i materassi, fracassati tavoli e sedie, danneggiate porte blindate e allagate le celle. La polizia penitenziaria è riuscita a contenere i rivoltosi, ma l’allerta resta alta.

Come già accennato anche nella notte tra domenica e lunedì la protesta è ripresa in modo vigoroso. Fino a qualche tempo fa i 150 detenuti ospiti del la casa circondariale hanno anche dovuto fare a meno dell’acqua calda per la rottura della caldaia. I danni provocati dalla sommossa sono ingenti. Numerosi detenuti sono stati denunciati, qualcuno anche per minaccia nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria.

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