Quotidiani locali

GUIDIZZOLO

Sparò all'ex dipendente, nuova condanna per il titolare

La Corte d’Appello conferma: tre anni e quattro mesi all’imprenditore. Il colpo non partì in modo accidentale

GUIDIZZOLO. La Corte d’appello di Brescia ha confermato, il 12 settembre, la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione per Massimo Capelli, il 43enne titolare e socio unico della lavanderia La Sirmionese, che il 13 settembre di un anno fa ha sparato, ferendolo, a un suo ex dipendente, per motivi economici. A rappresentare l’accusa per la Procura generale il pubblico ministero Marco Martani. L’uomo era finito a processo per lesioni aggravate. Il colpo di pistola esploso da Capelli aveva schiacciato il femore dell’ex dipendente, ma c’è mancato poco che non intaccasse l’arteria. Il 43enne, anche davanti al giudice di Mantova Stefano Aresu, si era difeso dicendo che quel colpo era partito accidentalmente mentre cadeva a terra. Ma l’esame balistico ha dimostrato che la traiettoria del proiettile non era dal basso verso l’alto, ma l’esatto contrario.

Capelli aveva riconosciuto tutti i fatti accaduti, maturati, a suo dire, da un forte stato di esasperazione, dalla paura di perdere tutto quello aveva costruito in una vita di lavoro. Doveva infatti pagare al suo ex dipendente, Simone Ferlenga, 38 anni, di Desenzano, circa ventimila euro di Tfr pregresso (che sarebbero aumentati del 50%, circa 28mila euro, per eventuali interessi). Dopo svariate richieste, Ferlenga si era rivolto al giudice del lavoro. Vinta la causa, sono scattati i pignoramenti nei confronti dell'ex datore di lavoro: somme per cira 30mila euro dovuti a sette diversi creditori, tre istituti bancari e quattro clienti. Una somma complessiva che ha di fatto bloccato l'attività della lavanderia La Sirmionese. Da qui la rabbia, la frustrazione e il drammatico epilogo.

Capelli, quel giorno, parte da Sirmione, diretto a Guidizzolo, alla Aqualis, dove lavora Ferlenga, con l'intenzione, pare, di avere un chiarimento. Ha con sé la pistola, regolarmente denunciata, «perché non sa cosa lo aspetta e se Ferlenga è solo o no». Una volta trovato l'ex dipendente solo in ufficio, scoppia una lite. Si picchiano reciprocamente. Durante la colluttazione, la Colt cade a terra e nel raccoglierla, secondo Capelli, parte il colpo che raggiunge Ferlenga ad una gamba, ferendolo al femore. Ma l’accertamento balistico dice che il colpo non poteva essere stato esploso dal basso. Ferlenga benché dolorante, riesce a prendere il telefono e a chiamare il suo nuovo titolare, Carlo Azzolini, che era uscito dallo stabilimento pochi minuti prima per andare a mangiare qualcosa in un bar vicino. Il dipendente viene quindi caricato sull'ambulanza e portato all'ospedale di Castiglione, dov’è subito sottoposto ad un intervento chirurgico in Ortopedia: il proiettile era entrato e uscito dal ginocchio sfiorando anche l'altra gamba.

Nel frattempo, i carabinieri, ricevute le indicazioni sull'aggressore corrono a casa sua, a Sirmione. E lì lo trovano. Capelli si lascia arrestare, senza opporre resistenza. Sequestrata anche l'arma che ha ancora con sé. Ora ha l’obbligo di dimora a Sirmione.

TrovaRistorante

a Mantova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista