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E Piubega prepara già il presepe vivente

A fine mese il gruppo giovani inizia la costruzione della sacra rappresentazione. Oltre 150 comparse e anche animali. Il Gesù bambino? Deve ancora nascere

PIUBEGA. Due mesi e mezzo di lavoro per prepararlo, almeno quattro per smontarlo. Oltre 150 comparse e una cinquantina di persone a sostegno su nemmeno 1.700 abitanti. È un intero paese che si mobilita per tenere viva a tradizione del Presepe vivente, oggi giunta alla 22esima edizione, che in meno di 30 anni ha fatto diventare la sacra rappresentazione del piccolo paese fra le più importanti in Italia. Al punto che lo stesso Comune si fregia del titolo di “Paese del Presepe vivente”.

L’idea nasce nel 1986 dalla locale sezione Avis che ne cura la realizzazione per i primi quattro anni. Nel 1990 ideazione e regia passano sotto l’egida della parrocchia alla quale sei anni dopo si affianca l’associazione “Amici del Presepio Vivente” che segue i lavori di ideazione, creazione, rappresentazione e divulgazione del Presepio. Ma sono i giovani, soprattutto quelli dell’associazione Piubega attiva, oltre 30 soci che organizzano i momenti più importanti del paese, le persono alle quali è demandata la costruzione concreta del villaggio che aprirà nelle festività natalizie.

«La caratteristica del presepe – spiega Massimo Mondadori, uno dei promotori storici – è sempre stata la perizia e l’attenzione con la quale viene realizzato. Per questo da una decina di anni si è scelta una formula biennale, visto l’impegno che richiede. Per dare un’idea utilizziamo in centro paese, vicino alla chiesa un’area di 15mila metri quadri sulla quale dalle prossime settimane i giovani di Piubega attiva inizieranno la costruzione». Il piano “urbanistico” si ripete secondo schemi usuali. «È un percorso che nell’ultima edizione del 2015 era di circa 800 metri – prosegue Mondadori – . Ed ha un valore simbolico: si inizia dal castello di Erode, l’area ricca, si prosegue con il mercato, si finisce nell’area dei poveri per terminare con la capanna di Betlemme». Il bimbo, che viene scelto ogni anno, è già stato prescelto e nascerà ad ottobre. In campo circa 150 comparse ed una ventina di persone dietro le quinte, visto che le rappresentazioni durano circa 3 ore, animali (alcuni anni fa anche dei daini regalati da Emma Marcegaglia, mentre i figuranti sono del mestiere (il fabbro fa il fabbro ecc), per rendere più reale la rappresentazione. Deserto, laghi, case, capanne, fra l’altro a prova di acqua e neve, e quant’altro serve per ricreare i paesaggi tipici della Natività sono compito dei giovani. «Ci troviamo la sera, dopo aver finito di lavorare o studiare – dice Michael Bonoldi – ma anche sabato e domenica. Lo facciamo perché siamo amici, ma anche perché siamo orgogliosi di proseguire questa tradizione».
 

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