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Per Stucchi assoluzione e prescrizione

Il giudice: non ci fu turbativa d’asta. Per la corruzione il verdetto arriva troppo tardi. Accuse cadute per tutti gli imputati

MANTOVA. Assolto con formula piena perché il fatto non sussiste per la turbativa d’asta e intervenuta prescrizione per il reato di corruzione.

A tre anni dalla prima udienza (19 settembre 2014) e a più di sette dal momento in cui fu indagato, si è conclusa ieri la vicenda giudiziaria che ha visto il direttore generale dell’Asst Carlo Poma, Luca Stucchi, finire a processo nell'ambito dell'inchiesta milanese su presunti appalti pilotati.

La sentenza è stata emessa ieri pomeriggio poco prima delle 16 dal tribunale di Milano: tutti assolti i 10 imputati.

Nel febbraio di quest’anno il pubblico ministero Eugenio Fusco aveva chiesto per Stucchi una condanna a 3 anni di reclusione per il filone dell'inchiesta relativo ai servizi di assicurazione e brokeraggio all'ospedale di Mantova.

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Il manager del Poma era stato rinviato a giudizio nel maggio del 2014 (per fatti contestati risalenti tra il 2009 e il 2010) assieme ad altre 9 persone – ieri tutte assolte – accusate a vario titolo di turbativa d'asta e corruzione per presunte irregolarità negli appalti per la cosiddetta "Telemedicina" e per servizi assicurativi e di brokeraggio in alcuni ospedali.

Per il numero uno dell’ospedale di Mantova, rimasto sulla graticola giudiziaria per più di sette anni, arriva quindi il momento di tirare un respiro di sollievo.

La contestata “corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio” (art. 319) è stata riqualificata nella meno grave “corruzione per atti conformi all'esercizio della funzione” (art. 318), per cui il giudice ha dichiarato prescritto il reato.

Al centro del processo, che si è celebrato davanti ai giudici della decima sezione penale, presunti appalti pilotati per il progetto Telemedicina affidato alla società Multimedia Hospital per installare in 26 ospedali lombardi un canale televisivo a circuito chiuso con informazioni sanitarie e pubblicità e per contratti di assicurazione e brokeraggio nelle aziende ospedaliere.

Alla sbarra era finito anche l'ex direttore generale della sanità in Lombardia, Carlo Lucchina, ieri assolto perché il fatto non sussiste (il pm aveva chiesto 2 anni). Assolti anche Maurizio Amigoni, ex direttore generale dell'azienda ospedaliera di Desio-Vimercate, l’ex assessore regionale alla famiglia Giulio Boscagli, e l’ex capogruppo Pdl al Pirellone Paolo Valentini Puccitelli.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, nell'azienda ospedaliera di Desio-Vimercate, in provincia di Monza-Brianza, si era svolta nel 2009 la gara per la Telemedicina finita sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti. Il bando, secondo l'accusa, aveva «caratteristiche che precludevano la partecipazione a molte altre società interessate e comunque tali da non consentire l'ammissione alla fase finale di aggiudicazione». Per questa vicenda due soci della Multimedia Hospital, Bruno Della Negra e Alberto Uva, hanno patteggiato tempo fa.

Tra i presunti appalti pilotati - ed è il filone che ha coinvolto Stucchi - anche quello per i servizi di assicurazione e brokeraggio all'ospedale di Mantova: al manager del Poma era stato contestato di aver «turbato con collusioni e mezzi fraudolenti le gare d'appalto... al fine di favorirne l'aggiudicazione» ad aziende legate ad un'area politica.

Secondo l'accusa, Lucchina, Boscagli, Valentini e altri avrebbero organizzato riunioni al Pirellone per favorire l'assegnazione dei contratti a una joint venture tra due società, la March Italia e la Gbs, considerate vicine al centrodestra.

Ieri pomeriggio il tribunale di Milano ha assolto tutti i 10 imputati.


 

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