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'Ndrangheta, stangata al processo Pesci: condanne per 120 anni

La lettura della sentenza (foto Saccani)

La pena massima per il boss della cosca di 'ndrangheta Nicolino Grande Aracri che dovrà scontare 28 anni in carcere, 26 anni e 10 mesi per il suo sodale al Nord Antonio Rocca. I pm: "A Mantova torna il tempo della speranza"

Processo Pesci: ecco la lettura della sentenza per i 16 imputati per 'ndrangheta

 
Sei le assoluzioni: Gaetano Belfiore, genero del boss, per i pm informatore di Nicolino Grande Aracri per gli affari al Nord, Antonio Floro Vito, per cui l’accusa aveva chiesto sei anni, e assoluzione pure per Rosario e Salvatore Grande Aracri, fratello e nipote del boss. Per loro i pubblici ministeri avevano chiesto pene d ...

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Processo Pesci: ecco la lettura della sentenza per i 16 imputati per 'ndrangheta

 
Sei le assoluzioni: Gaetano Belfiore, genero del boss, per i pm informatore di Nicolino Grande Aracri per gli affari al Nord, Antonio Floro Vito, per cui l’accusa aveva chiesto sei anni, e assoluzione pure per Rosario e Salvatore Grande Aracri, fratello e nipote del boss. Per loro i pubblici ministeri avevano chiesto pene di 15 a 13 anni. Assolto anche l’imprenditore del ferro Moreno Nicolis.
 
 
Per il veronese, intercettato tra l’altro durante un viaggio in Calabria per incontrare il boss Nicolino, l’accusa aveva sostenuto un coinvolgimento in un episodio di estorsione nei confronti dell’imprenditore Giacomo Marchio. E proprio Marchio è stata la sorpresa del processo: considerato nelle fasi iniziali dell’indagine una vittima della cosca, su di lui nei mesi si sono addensati sospetti di comportamenti omertosi per coprire i membri della cosca. I giudici hanno addirittura alzato la pena chiesta dai pm, condannandolo a quattro anni e mezzo di carcere. 
 

Processo Pesci, l'avvocato di Libera: "Una sentenza giusta, importante in questo territorio"

Sono stati riconosciuti anche i danni subiti dalle uniche due parti civili che si sono costituite: Matteo Franzoni e l’associazione Libera contro le mafie. All’imprenditore di Curtatone, ex socio di Antonio Muto, che ha firmato 14 denunce contro la cosca, andranno in via provvisionale 70mila euro, mentre all’associazione fondata da don Luigi Ciotti 200mila euro. Che Libera destinerà a progetti per l’antimafia.