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RIVAROLO MANTOVANO

La Cassazione dice stop: basta agli espropri facili

I terreni sottratti a un coltivatore nel 2005, ma l’area artigianale non è finita. La Corte conferma il pagamento della super indennità: l’agricoltura va tutelata

RIVAROLO MANTOVANO. I terreni agricoli della famiglia Volta-Baetta erano stati espropriati nel 2005 per creare l’area artigianale comunale, mai terminata. I proprietari non erano stati pagati, perché causa la crisi economica i terreni erano rimasti invenduti, ma nemmeno avevano avuto indietro le loro aree. Dopo due condanne in Corte d’Appello a Brescia, il Comune era stato alla fine obbligato a corrispondere quasi 800mila euro agli agricoltori. Ma invece di pagare subito tutto quanto dovuto, aveva accettato di saldare solo l’indennità di esproprio (600mila euro). Per la quota aggiuntiva di quasi 200mila euro stabilita per avere sottratto il mezzo di sussistenza (i terreni) aveva invece presentato ricorso per Cassazione con la motivazione che la legge non consente agli enti pubblici di superare il prezzo d’esproprio.

Ma la Cassazione ha accolto pienamente le tesi difensive proposte dall’avvocato Elia Di Matteo e i collaboratori dello studio, stabilendo che il coltivatore è titolare di una qualificata e particolare posizione giuridica meritevole di essere tutelata e salvaguardata. «Una sentenza che fa e farà giurisprudenza per tutto il territorio nazionale e per tutti i terreni agricoli oggetto di esproprio», commenta il legale della famiglia Volta-Baetta.

In sostanza, la Cassazione, richiamando l’articolo 35 della Costituzione (“La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”) ha confermato che oltre al valore economico del terreno, occorre risarcire il coltivatore diretto per avergli sottratto l’unico strumento di lavoro, appunto i terreni, creandogli un danno ulteriore. «Non si può pretendere di arricchire l’artigiano, impoverendo il contadino – commenta Di Matteo – e questa sentenza ribadisce il principio che la sottrazione di terreni al mondo agricolo per lasciar spazio ad attività industriali o altro deve essere un fatto eccezionale».

Stop, dunque, agli espropri facili che considerano le terre coltivate come beni da sottrarre ai coltivatori semplicemente a valore di mercato. «Nella sentenza c’è molto altro – conclude l’avvocato – Come il principio inviolabile del “diritto al cibo” e che i terreni di pertinenza delle aziende agroalimentari non possono essere sottoposti ad una espropriazione indiscriminata o non correttamente motivata. L’esproprio dovrà essere praticato solo e soltanto per la realizzazione di opere pubbliche davvero utili, necessarie e urgenti».

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