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Discarica senza Pfas. Ma Tea dà lo stop ai fanghi per cautela

Decisione «per massima trasparenza». Nei campioni analizzati solo tracce irrisorie dei veleni

MARIANA MANTOVANA. Grazie alle tempestive segnalazioni del parlamentare 5Stelle Alberto Zolezzi anche nella nostra provincia si è alzato il livello d’attenzione sui Pfas, i composti chimici derivati dal fluoro e utilizzati in campo industriale per la loro capacità di rendere i prodotti impermeabili all’acqua e ai grassi. Caratteristiche che influiscono, però, negativamente sulle catene alimentari quando questi veleni si disperdono nell’ambiente proprio grazie alla loro resistenza ad acqua e grassi che li rende praticamente indistruttibili. Accumulandosi negli organismi, interferirebbero con gli ormoni della crescita e non solo. Al punto che il Veneto, l’area dove le concentrazioni sono massime, in attesa della direttiva Ue prevista a dicembre ha varato misure straordinarie.

E proprio da depuratori del Vicentino sono arrivati dal 2013 nella nostra provincia fanghi che sono stati accolti all’Indecast di Castiglione e alla discarica rifiuti di Mariana, gestita da Mantova Ambiente (Gruppo Tea). Nell’impianto marianese, secondo i dati diffusi da Zolezzi, sarebbero entrate quasi 9mila tonnellate di fanghi presumibilmente contaminati da Pfas, il cui limite di concentrazione è stato transitoriamente fissato in 50 microgrammi per kg.

«Ci siamo subito preoccupati di capire qual era la reale situazione – spiega Pasquale Panariello, consigliere comunale delegato al Bilancio e membro della Commissione intercomunale di controllo sulla discarica –. Ma per poter dare delle risposte certe abbiamo dovuto attendere dei dati analitici». L’occasione si è presentata lo scorso luglio quando nel corso di un sopralluogo dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) di Mantova si presenta ai cancelli della discarica di cascina Olla un camion di fanghi proveniente proprio da Trissino (Vi), il luogo di produzione massima degli Pfas. L’agenzia pubblica di protezione ambientale non ci pensa due volte. Fa scaricare parte del materiale e invia i campioni ad un attrezzato laboratorio chimico. «Nel Trevigiano, perché da noi non c’è ancora la strumentazione» precisa Panariello. Il risultato è più che tranquillizzante: i Pfos (schiumogeni) sono 5mila volte inferiori alla soglia limite e anche sommando tutte le famiglie di Pfas si è 2.500 volte sotto li limite. «Una garanzia sufficiente – spiega Panariello – alla quale si aggiungono le analisi interne che Mantova Ambiente ha fatto sul percolato e sulle celle della discarica interessate dai fanghi vicentini dal 2013. Anche qui siamo abbondantemente sotto i limiti e lontanissimi da soglie di possibile pericolo».

Nonostante questa tranquillità data dalle analisi, Mantova Ambiente ha deciso di sospendere l’ingresso dei fanghi di discarica dai depuratori dell’area del vicentino. «Tutte le prove e le analisi – conferma il direttore Anzio Negrini – ci dicono che abbiamo la piena legittimità a smaltire questo tipo di rifiuto. Ma in via cautelativa e su base assolutamente volontaria abbiamo deciso di sospende re gli smaltimenti in un rapporto di trasparenza con la cittadinanza».
 

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