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Troppe aggressioni al pronto soccorso? «C’è l’effetto Google»

Sicurezza in reparto, l’allarme della Cisl sulle autodiagnosi: «I pazienti cercano cure online e poi vogliono imporle»

MANTOVA. Una buona comunicazione. Potrebbe essere questo il segreto per far diminuire le aggressioni in ospedale. Un tema sempre più caldo di cui si è parlato venerdì 22 settembre in un convegno promosso da Cisl medici Asse del Po e Cisl medici Lombardia.

E quella che gli operatori sanitari devono sopportare e subire è una gamma di atteggiamenti aggressivi da parte dell’utente che va dall’insulto, all’atteggiamento verbalmente aggressivo alla violenza fisica. Comportamenti che si manifestano in tutti i reparti dell’ospedale, anche in quelli di degenza, ma che esplodono quando si tratta di pronto soccorso. Atteggiamenti che nascono da ansie e da uno stato di agitazione che aumenta man mano che il tempo di attesa sale.

«C’è stata un’esplosione esponenziale negli ultimi due anni di atteggiamenti violenti - dice Mario Luppi direttore dipartimento emergenza urgenza ospedale di Mantova - Le persone arrivano già prevenute e aggressive. Per il pazzo che entra col coltellino in tasca possiamo fare poco, ma è però possibile prevenire gli atteggiamenti di chi si innervosisce riversando il suo stato sui nostri operatori. Ed è proprio a questo che punta il progetto, attivo da ottobre, che vedrà nel triage non solo un infermiere ma anche un medico. Entrambe le figure, oltre ad accelerare l’analisi delle problematiche di chi entra in triage, avranno il compito di uscire e parlare con i famigliari in sala d’attesa. Spiegare e aggiornarli della situazione del loro caro abbasserà l’aggressività della gente».

E le situazioni di violenza verbale, sottolinea Luppi, sono situazioni che si registrano quotidianamente, anche più volte nella stessa giornata. Ricorda poi il caso dell’infermiera che è stata aspettata al timbro da un paziente insoddisfatto del triage armato di taglierino e di un’altra collega minacciata di morte mentre tornava a riprendere la macchina. La carenza del personale, dicono i professionisti, crea poi una certa frenesia in tutti i reparti e questa frenesia, che viene letta dai pazienti come noncuranza, crea poi tensioni.

Ed il problema della carenza del personale lo avverte ogni giorno Grazia Tondelli, segretaria Cisl Asse del Po ma anche infermiera in neurologia: «Ci si sente continuamente osservati e valutati dai parenti degli allettati. Vorrebbero spiegazioni ma non è possibile dedicarsi a loro quando dobbiamo anche svolgere le nostre attività verso il paziente. E in uno stato di stress o di ansia è facile arrivare ad uno scontro».

Ad aggravare la situazione di ansia e agitazione arriva inoltre “dottor Google”. «In un ambiente affollato come può essere il reparto di emergenza-urgenza l’aggressività tende ad aumentare- nota Giusy Fera, segretario nazionale Cisl medici - Chi viene in pronto soccorso ha paura. E anche chi arriva con un codice bianco, avendo letto informazioni spicce su internet, arriva credendo di avere gravi malattie dicendoci anche quali analisi eseguire e dopo tre ore di attesa inizia ad insultare l’infermiere».

Barbara Rodella
 

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