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L’allevamento Biopig bocciato dal voto

Al referendum comunale vince di misura il no: 53%. L’azienda prende tempo: «Faremo valere i nostri diritti»

Con 332 “no” e 288 “sì” l’allevamento intensivo di maiali proposto dalla Biopig è stato bocciato dai cittadini. A stoppare il progetto i 624 votanti (56% del corpo elettorale, non c’era comunque quorum da superare) che si sono ieri recati alle urne della consultazione comunale su invito dell’amministrazione. Amministrazione che di fronte alle proteste dei cittadini raccoltisi in un comitato ha deciso di porre la questione al voto civico consultivo, impegnandosi a rispettare l’esito dello scrutinio non concedendo quindi la variante al Pgt necessaria per poter procedere con il progetto privato. Ora si preannuncia battaglia, anche legale, perché la ditta promotrice ha preannunciato di voler far valere i propri diritti.

Una decisione sofferta, quella del sì o no al nuovo impianto da 10.600 maiali, che ha spaccato in due il paese e che ha fatto rimanere incerto l’esito durante lo spoglio sino all’ultimo, con una leggere prevalenza per il no che si è consolidata mano a mano che scorrevano i dati numerici. La progressione ha visto ai primi 100 “no” contrapporsi 80 sì, saliti a 114 contro i 150 no e a 149 a fronte di 200 no. Una distanza che si è poi consolidata e mantenuta sino al dato finale, elaborato dagli uffici comunali poco dopo le 23 indica in 332 sì (53%) contro 288 no (47%) e 4 nulle.

Il momento culminante si è avuto attorno alle 23 quando è stato chiaro che anche i voti rimanenti non potevano dare al sì alcuna possibilità di rimonta. Soddisfatto il Comitato Gaeta che si era costituito proprio per sostenere le ragioni contrarie all’insediamento. «Anche se non è a nostro favore – il commento a caldo di Luigi Cascone, il titolare della Biopig – non poso dire di essere completamente insoddisfatto. Quasi 290 persone hanno detto che ci vogliono e bisogna tenere presente di questo dato. Domani (oggi per chi legge ndr) sentirò i miei avvocati. Abbiamo dei diritti da far valere».

Il caso Biopig era nato attorno a febbraio quando per la prima volta i cittadini hanno potuto prendere atto della proposta presentata dalla società di Luigi Cascone. L’arrivo di un nuovo allevamento per ospitare oltre 10mila suini è stata contrastata da un gruppo di residenti che ha contestato la scarsa trasparenza con la quale l’amministrazione comunale aveva condotto sino a quel punto le trattative, culminate con il positivo superamento della Vas, la Valutazione ambientale strategica, coordinata dal Comune. La costituzione del comitato Gaeta, dal nome della zona dove dovrebbe essere costruito l’impianto, ha accelerato sia l’informazione sul tema, sia la contrapposizione fra le parti cristallizzata dalla decisione di dare la parola ai cittadini con la consultazione popolare. Un atto non necessario alla procedura, ma al cui esito l’amministrazione ha vincolato la concessione della deroga al Pgt. Questo perché Schivenoglia, assieme ai Comuni limitrofi, ha inserito una regola urbanistica che vieta l’insediamento di nuovi allevamenti suini. Per venire incontro ai cittadini dubbiosi, Cascone ha accettato di impegnarsi ad acquistare l’ex latteria, oggi piccolo caseificio di vecchia concezione e di sistemarlo.

Francesco Romani

Giorgio Pinotti

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