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Giallo sul padre che scompare poi riappare

Prima il padre non riconosce il figlio, poi un mantovano si presenta al Poma con due marocchini, connazionali della donna, dicendo di essere il papà del bimbo appena nato

MANTOVA. Un padre di troppo: forse inventato a bella posta per avere la cittadinanza italiana. È giallo al Poma intorno a una donna che ha partorito la settimana scorsa ed è ancora ricoverata in Ostetricia insieme al bimbo, nato prematuramente.

La donna, 32 anni, marocchina, è arrivata in ospedale sei giorni fa con i dolori tipici che annunciano il parto. Era molto sofferente, per cui i sanitari le hanno chiesto se volesse avvertire qualcuno, in particolare pensavano al padre. Subito sono cominciati i dubbi. La donna ha spiegato di essere arrivata in Italia da qualche settimana, per ricongiungersi con il marito che vive a Mantova. Una volta qui, però, l’uomo le avrebbe detto senza mezzi termini di non voler più sapere nulla né di lei né del bambino. Che nel frattempo è venuto alla luce, prima del termine, ma sano.

Il marito, ha aggiunto, è andato a vivere con un’altra donna a Roverbella, obbligando lei, incinta, a farsi ospitare dalla sorella che abita in un appartamento in città, a Lunetta. La storia, triste, sembrava purtroppo chiara, simile ad altre già sentite nelle camere degli ospedali. Se non fosse che qualche giorno fa si sono presentati al Poma due connazionali della donna con un uomo mantovano. Lui C.C., è un personaggio noto alle forze dell’ordine e nelle aule del tribunale: 49 anni, è pregiudicato per furto e si è reso protagonista di diverse vicende in città.

Ha affermato di essere il padre del bimbo, la cui carnagione scura non lascia però adito ai dubbi, e di volerlo riconoscere. Il sospetto, su cui si sta indagando, è che sia stato pagato dai connazionali della donna per far avere la cittadinanza al lei e al bimbo.
 

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