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Il Comitato in pressing «Subito il no in consiglio»

Schivenoglia: il voto sui maiali. E il sindaco rintuzza le accuse: «Non mi dimetto»  Biopig ora potrebbe cambiare il progetto con allevamenti bovini o avicoli

SCHIVENOGLIA. A meno di 24 ore dal voto che sancisce al volontà dei cittadini di bloccare la costruzione di un allevamento intensivo di suini, il comitato Gaeta preme per incassare subito lo stop all’impianto. «Il sindaco ha detto pubblicamente che si sarebbe adeguata al voto della consultazione comunale – spiega Maura Cappi referente del gruppo che si è opposto all’insediamento –. Porti subito in consiglio lo stop alla variante. Ne ha pienamente legittimità e dimostrerà così di assecondare positivamente la volontà dei propri concittadini di dare un futuro diverso allo sviluppo del paese, chiudendo questa parentesi di tensioni e spaccature».

Il voto consultivo di domenica (53% no contro 47% sì), non aveva valore giuridico, ma è un impegno politico ed amministrativo che la maggioranza, sostenitrice del progetto, a fronte del crescente fronte del no all’allevamento intensivo da 10.600 maiali, ha preso affidando ai cittadini la decisione. «Un atto di democrazia vera», commenta il primo cittadino Katia Stolfinati, della quale alcuni hanno chiesto la testa in quanto sostenitori di un progetto bocciato dai cittadini. «Non vedo perché dovrei dimettermi. Intanto fra sì e no c’è una minima differenza. Poi abbiamo fatto tutto secondo le regole e nella massima trasparenza». Poiché il Pgt prevede espressamente il divieto a nuovi allevamenti suini, l’iter urbanistico prevede necessariamente una variante da far approvare dal consiglio comunale. Il “no” sarà dunque portato in consiglio per fermare la procedura? «Ho bisogno di convocare i miei consiglieri, ne discuteremo assieme. Mi prendo 24 ore di tempo», chiude la Stolfinati.

Intanto la società proponente, Biopig, dopo avere fatto l’investimento dei terreni si trova la strada sbarrata dal possibile no alla variante, quando arriverà in consiglio. L’ipotesi che sta crescendo in queste ore è che per salvare l’investimento si possa modificare il progetto trasformandolo in allevamento per bovini o per volatili, anche se non è escluso che si possa intraprendere la via legale.

«Il nostro risultato è importante – conclude la Cappi –. Eravamo Davide contro Golia, ma abbiamo mostrato che anche pochi cittadini possono far valere le buone idee. Che peraltro erano quelle dell’Oltrepò e dello stesso Comune, quando ha coscientemente scelto per il futuro di queste zone la strada dell’ecologia, della tutela ambientale. Noi cittadini abbiamo dovuto sostituirci agli amministratori che avevano deviato da questa strada. Ora la palla passa ancora a loro. Sperando che la lezione sia servita».

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