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Parte la campagna alla ricerca dei composti chimici al fluoro

Dalle prime verifiche non sono emerse criticità. Ma l’Arpa estenderà le indagini a fiumi e falde anticipando il decreto

MANTOVA. Partirà nella nostra provincia una campagna di monitoraggio alla ricerca dei Pfas, composti chimici derivanti dal fluoro accusati di interferire con gli ormoni della crescita e che nel Veneto sono stati rinvenuti nelle acque potabili. L’utilizzo di questi derivati dal fluoro è in campo industriale per rendere impermeabili all’acqua e ai grassi i prodotti. Tipicamente superfici tessili, oppure pentolame. E proprio nel Veneto le industrie che ne utilizzavano grandi quantità sono accusate di avere causato inquinamento delle acque.

La scoperta relativamente recente della pericolosità di questi prodotti ha fatto sì che l’Europa abbia legiferato solo nel 2013. L’Italia ha recepito questa normativa alla fine del 2015 con il decreto 172 che dà tempo sino al 2019 per eseguire campagne di monitoraggio. Ma i casi emersi in Veneto, in particolare nel Vicentino dove si concentrano le industrie che utilizzano Pfas hanno fatto accelerare la procedura ed alzato l’interesse su questo tema ambientale. Nella nostra provincia, al momento sono state eseguite tre campagne di monitoraggio, nessuna delle quali ha dato esiti preoccupanti. Nondimeno Arpa, l’agenzia pubblica che si occupa della protezione ambientale, ha deciso di avviare una campagna di monitoraggio ad ampio spettro che partirà nei prossimi mesi. La decisione stata presa nel corso di un vertice ieri mattina a Milano al quale ha partecipato anche il direttore della sede mantovana dell’Arpa, Maria Luisa Pastore.



«Al momento abbiamo fatto alcune prime verifiche – conferma la direttrice –. Ci siamo concentrati sulle indicazioni che ci hanno fornito i colleghi del Veneto poiché le acque di depurazione provenienti dalle zone del Vicentino sono state trattare negli impianti dell’Indecast mentre i fanghi sono stati collocati alla discarica di Mariana Mantovana». A queste si è aggiunto un monitoraggio a Rivarolo Mantovano, dove opera la Ballarini, industria che produce pentolame. «Al momento non sono emerse in questi tre punti criticità tali da farci intervenire – prosegue la direttrice –. Vi sono comunque tracce e riscontri degni di essere approfonditi in una fase successiva». Al momento l’Arpa mantovana non è dotata della strumentazione di laboratorio in grado di individuare questi composti chimici e le analisi sono state compiute esternamente nel Trevigiano sotto la supervisione dell’ente pubblico.

«Abbiamo deciso di porre sotto osservazione al partire dal prossimo anno e quindi anticipando di un anno rispetto al decreto 172 – prosegue Maria Luisa Pastore – la ricerca di questi composti chimici anche nelle acque superficiali e sotterranee che già monitoriamo nelle campagne di indagine che conduciamo ogni anno e che copre tutta l’estensione della nostra provincia. In più metteremo a punto nei prossimi mesi un piano straordinario di monitoraggio per tenere sotto controllo i possibili punti a rischio».
 

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