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«Oggi la guerra alle mafie va combattuta al Nord»

Dalla Chiesa a Gazoldo: chi dice che la ’ndrangheta qui non c’è fa il loro gioco. L’ex giudice Caselli: attenti a non chiamare quei delinquenti “uomini d’onore” 

«Svegliatevi! La battaglia decisiva contro la criminalità organizzata si deve combattere al Nord». Dal municipio di Gazoldo, dove ieri si è conclusa la terza edizione di “Raccontiamoci le mafie”, il sociologo Nando Dalla Chiesa, il magistrato Gian Carlo Caselli e il giornalista Michele Albanese lanciano un accorato appello agli abitanti delle regioni settentrionali, invitandoli ad aprire gli occhi, per non ripetere gli stessi errori che in passato portarono le popolazioni del Sud a negare l’esistenza dei sistemi mafiosi. «Il Nord non è disponibile a riconoscere la ‘ndrangheta sul proprio territorio: questo significa non aver imparato nulla dalla storia – sottolinea Dalla Chiesa – è vero, nel settentrione la criminalità organizzata non fa esplodere le bombe, ma conquista l’economia. Viviamo in un paese senza memoria, che si accontenta di commemorare gli anniversari delle stragi, sganciandoli dal ricordo. Il Nord sta pagando a caro prezzo il meccanismo della rimozione. I bambini sanno chi sono i figli dei boss, le amministrazioni comunali, invece, no. Cosa ci fa voltare la testa dall’altra parte?».

Dalla Chiesa a Gazoldo: "La mafia va combattuta al nord" «Svegliatevi! La battaglia decisiva contro la criminalità organizzata si deve combattere al Nord». Dal municipio di Gazoldo, dove ieri si è conclusa la terza edizione di “Raccontiamoci le mafie”, il sociologo Nando Dalla Chiesa, il magistrato Gian Carlo Caselli e il giornalista Michele Albanese lanciano un accorato appello agli abitanti delle regioni settentrionali, invitandoli ad aprire gli occhi, per non ripetere gli stessi errori che in passato portarono le popolazioni del Sud a negare l’esistenza dei sistemi mafiosi.


Il giornalista Michele Albanese, da tempo nel mirino dei clan, punta l’indice contro la stampa, accusandola di essere poco propensa a cercare la verità. «Il denaro non puzza, soprattutto al Nord – tuona – ma non vi rendete conto che i mafiosi si stanno impadronendo delle vostre città? Vi stanno rubando l’anima!». Infine svela che un paio di giorni fa, incontrando gli studenti del liceo scientifico Belfiore, è stato avvicinato da una ragazza in lacrime. «Ha denunciato la presenza della mafia nel paesino in cui vive, a pochi chilometri di Mantova – spiega - l’ho messa in contatto con Libera».

La speranza di un futuro migliore è riposta nei giovani e a loro si rivolge Caselli, ripercorrendo la storia della criminalità organizzata: dai pastori dell’Aspromonte che la inventarono due secoli fa, al nuovo volto della ‘ndrangheta affarista, passando per il maxi-processo e l’eroismo di Falcone e Borsellino. «La mafia è sopravvissuta così a lungo grazie a osceni legami con politica, economia, finanza e cultura. Per questo oggi dobbiamo avere il coraggio di combattere il concorso esterno». Poi ricorda la secolare ambiguità della Chiesa: «Papa Francesco è stato il primo a scomunicare i mafiosi». E mette in guardia produttori e registi: «Nei film si parla ancora di “uomini d’onore”. Invece dobbiamo chiamarli “merde”, altrimenti non andremo mai da nessuna parte. La mafia si può sconfiggere. Basta volerlo».

L’incontro ha visto la partecipazione anche di Giovanni Paparcuri, che ha commosso ricordando l’attentato al giudice Chinnici. Lui faceva parte della scorta e sopravvisse. «Avevo solo 27 anni e lo Stato voleva mettermi in pensione. Ma io, dopo un anno e mezzo di convalescenza, tornai al lavoro. Una parte di me era morta, ma incontrai Borsellino che mi fece rinascere, affidandomi l’incarico di informatizzare l’ufficio antimafia». La parte finale del convegno ha visto protagonisti i diciottenni di Gazoldo, che hanno ricevuto una copia della Costituzione dalle mani di Caselli e delle autorità in sala. Sceso il sipario sulla terza edizione di “Raccontiamoci le mafie”, il sindaco Nicola Leoni commenta: «È stata una settimana molto intensa, ricca di contenuti di grande spessore e ospiti straordinari che ci hanno aiutato a riconoscere i fenomeni mafiosi. Finalmente i cittadini cominciano a capire che per sconfiggere la criminalità organizzata bisogna fare rete. Quest’anno siamo entrati nelle scuole e l’accoglienza è stata fantastica. Ringrazio tutti quelli che hanno collaborato alla riuscita di questa edizione».

Rita Lafelli
 

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